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26 settembre, 2022

Anoressia: le prime linee guida in gravidanza

Vivere costantemente “always on” sui social media significa mettere in mostra la propria vita e la propria immagine. Il problema dell’apparire, però, è quasi sempre associabile al bisogno di rispondere ad alcuni canoni estetici preconfezionati e all’idea che solo i corpi conformi siano validi, perché “magro è bello”. Simili processi non solo partono da basi assolutamente prive di fondamento scientifico, ma sono pericolosi e infidi perché capaci di innescare disturbi del comportamento alimentare. E se prima questi disturbi agivano di nascosto, oggi, proprio grazie all’esposizione mediatica di chi ne è affetto, sono sotto i riflettori. Il rovescio positivo della medaglia è che questa visibilità ha portato maggiore consapevolezza in merito.

In particolare, oggi, voglio parlarvi di un diffusissimo DCA, ossia l’anoressia, quando si combina con una delicata circostanza per la donna, la gravidanza.

 

Cos’è l’anoressia?

L’anoressia, dal greco anoreksía, significa letteralmente perdita dell’appetito. In realtà, il termine non è molto adatto a delinearla: chi ne soffre ha fame, ma rifiuta il cibo per paura di aumentare il proprio peso. Stabilire l’indice di peso, sotto il quale viene diagnosticato il problema, non è semplice ma, in generale, questo si innesca quando il peso è inferiore di oltre il 15% rispetto ai valori del normopeso.

L’anoressia ha anche, come ogni disturbo del comportamento alimentare, una forte componente psicologica che talvolta correla con pensieri suicidari oltre che portare alla morte per fame (più frequente di quanto si pensi comunemente). Le persone che più frequentemente sono affette da tale patologia sono le donne e, in particolare, le donne in età fertile.

 

Insorgenza

Negli ultimi anni l'insorgere di disturbi alimentari non solo è aumentato notevolmente, registrando un picco in concomitanza del confinamento pandemico, ma si è anche rilevato che l’età in cui si manifesta si abbassa anno dopo anno sempre di più in maniera davvero preoccupante.

Per ciò che concerne l’anoressia, i dati sono i seguenti:

  • ci sono 8-9 nuovi casi ogni 100mila persone;
  • è, per gli adolescenti, una delle maggiori cause di morte, seconda solo agli incidenti stradali;
  • ogni anno muoiono 4mila persone per anoressia (o bulimia).

 

L'anoressia e la gravidanza

Proprio in considerazione di tali dati e visto il sensibile aumento di casi, la comunità scientifica ha concentrato i propri sforzi nello studio del fenomeno, con particolare attenzione alla concomitanza tra l’anoressia e la gravidanza, arrivando a pubblicare delle linee guida per il trattamento della stessa, redatte da un team di ricercatori del Center for Women's and Children's Mental Health della Monash University di Melbourne e pubblicate sul The Lancet Psychiatry.

Secondo questo studio, a soffrirne sarebbe 1 donna incinta su 200.

Sebbene si tratti di un disturbo poco frequente in gravidanza, è altamente pericoloso sia per la futura mamma sia per il nascituro, soprattutto quando non riconosciuta o gestita in modo inadeguato. Ad esempio il rischio di morte del nascituro è doppio rispetto alle donne non affette da anoressia, così come la probabilità di parto pre-termine è 1,32 volte maggiore e di 1,69 volte più alto quello che il bimbo sia sottopeso alla nascita.

Inoltre, sebbene la gestione della malattia sia molto complessa a maggiore ragione mentre si sta portando avanti una gravidanza, gli studi su come affrontare tale circostanza sono ancora molto pochi.

 

Gli studi e le linee guida

Effettuando una revisione degli studi in merito, solo otto di questi avevano come oggetto il trattamento dell’anoressia nervosa in gravidanza, sebbene esaminassero degli aspetti ristretti della sua gestione.

I risultati emersi sono stati sintetizzati in raccomandazioni e linee guida multidisciplinari per la gestione dell’anoressia nervosa in gravidanza. Il focus delle linee guida redatte è l’assistenza specialistica in diversi campi della medicina quali: salute mentale, ostetrico e nutrizionale, atte a garantire risultati positivi per le donne e i loro figli.

 

Conclusione

La gestione dell’anoressia in gravidanza deve includere un approccio multidisciplinare e per questo è necessario l’aiuto e la cooperazione di tutti gli specialisti così da poter ridurre i gravi rischi in cui incorrerebbero madre e figlio.

Dr.Alfio Garrotto