132 Alfio Garrotto Articoli
22 luglio, 2022

Obesità e gravidanza: i rischi emersi da un recente studio

Al giorno d’oggi, l’obesità è un problema globale e quella registrata in gravidanza è in continuo aumento. È, ormai, risaputo che tale condizione può rivelarsi responsabile di esiti avversi, non solo per la futura mamma, ma anche per il nascituro. Ciò che, però non era ancora stato sufficientemente indagato è la correlazione tra grado di obesità ed esiti perinatali. Per questo, uno studio australiano, pubblicato nella sezione endocrinologica di Frontiers, ha approfondito l’argomento, confrontando gli esiti perinatali in base alla classe di obesità.

Le classi di obesità

Per poter comprendere quanto verrà affermato in questo articolo, sono doverose due premesse di carattere metodologico.

La prima è utile per capire come si classifica la patologia. Una prima indicazione per la diagnosi di obesità, infatti, è l’indice di massa corporea, IMC ≥30 kg/m2, e può essere ulteriormente suddiviso in questo modo:

  • classe I: IMC da 30,0 a 34,9 kg/m2;
  • classe II: IMC da 35,0 a 39,9 kg/m2;
  • classe III e oltre IMC ≥40 kg/m2.

La seconda riguarda un criterio che è stato utilizzato nella ricerca: i dati rilevati mettono a confronto gestanti con obesità estrema con un gruppo di confronto generico, del quale non si conosce lo stato di obesità.

La popolazione presa in esame

Sono state prese in esame le donne in gravidanza con un IMC >30 kg/m2 registrato alla prima visita prenatale, da gennaio 2013 a dicembre 2017, all'interno del Northern Sydney Local Health District di Sydney, NSW, Australia. Sono, quindi, state registrate le seguenti informazioni:

  • età;
  • paese di nascita;
  • precedenti gravidanze a termine;
  • diabete preesistente, compreso il diabete gestazionale;
  • ipertensione preesistente;
  • diabete gestazionale;
  • ipertensione in corso.

Le donne sono state, inoltre, classificate in tre gruppi in base alla gravità dell'obesità secondo il sistema sopra descritto.

I risultati emersi

Tra il 2013 e il 2017 sono state registrate 2466 nascite in donne, tra i 18 e i 45 anni, con obesità all'interno del NSLHD di cui:

  • 1703 donne (69,1%) presentavano una classe di obesità I;
  • 537 donne (21,8%) una classe II;
  • 226 donne (9,2%) una classe III o superiore.

Un dato rilevante è che la a maggior parte di loro ha avuto una precedente gravidanza a termine o non vitale (rispettivamente il 78% e il 75,5%) e c'è stata una tendenza a un maggior numero di gravidanze a termine nelle donne con classe di obesità più elevata. Il 4,8% delle donne della coorte aveva una precedente storia di diabete gestazionale e l'1,7% aveva un diabete di tipo 1 o 2 preesistente. Le donne con classe di IMC più elevata avevano maggiori probabilità di avere una precedente storia di diabete gestazionale e una storia di ipertensione essenziale.

Di seguito, illustrerò più nel particolare gli esiti materni e quelli dei nascituri.

Esiti materni

Tutti gli esiti avversi materni erano più elevati all'aumentare della classe di IMC. Complessivamente, il 42,5% ha partorito con taglio cesareo, il 22,3% ha sviluppato diabete gestazionale e l'11,2% ha avuto un disturbo ipertensivo durante la gravidanza. Le donne con una classe di IMC più elevata avevano tassi significativamente più alti di parto cesareo, diabete gestazionale e disturbi ipertensivi. Importante sottolineare che il 6,2% delle donne con obesità di classe III e superiore ha sviluppato pre-eclampsia.

Esiti neonatali

Sette bambini sono nati morti e la maggior parte di loro sono nati da mamme con elevata obesità.

L'età gestazionale media, al momento del parto, era di 39,3 settimane e il momento del parto era più precoce nelle donne appartenenti alla classe di IMC più elevata: 39,3 settimane contro 39,1 settimane nella classe di obesità I vs III. Il 27, 3% dei bambini sono nati in sovrappeso (LGA), il 4,0% in sottopeso (SGA) mentre il 7,6% dei bimbi ha sviluppato l'ipoglicemia neonatale. I tassi di malformazioni alla nascita sono stati bassi, solo il 2,6%, e le lesioni alla nascita sono state rare.

Il distress respiratorio è stato osservato nel 9,7% dei neonati e il ricovero in terapia intensiva neonatale si è verificato nel 14,7% dei neonati.

 Infine, la classe di IMC non ha avuto un impatto statisticamente significativa, al momento del parto, né nell'analisi univariata né in quella multivariata. L'associazione più evidente tra le caratteristiche materne e la tempistica del parto era il diabete preesistente di tipo 1 o 2, che aumentava il rischio di parto anticipato di 3 volte (la pre-eclampsia, invece, aumentava il rischio di parto prematuro di 9 volte).

Conclusioni

Questo studio ha rilevato che una classe di obesità maggiore ha importanti implicazioni per gli esiti materni e neonatali avversi. Le donne con classe di obesità III e superiore presentano tassi maggiori di parto cesareo, diabete gestazionale e disturbi ipertensivi (ipertensione essenziale e gestazionale e pre-eclampsia). Per quanto concerne i nascituri, è doveroso sottolineare che il peso alla nascita sia un fattore determinante per le complicazioni neonatali, come la sindrome da distress respiratorio, l'iperbilirubinemia e l'ipoglicemia neonatale. Infatti, i bambini nati in sovrappeso hanno riscontrato effetti a lungo termini, quali l'obesità, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.

I risultati emersi evidenziano l’importanza di una giusta assistenza ostetrica per gestire le comorbidità associate all'obesità in gravidanza nonché, qualora la gravidanza sia cercata e voluta, il tentativo necessario di migliorare lo stato di salute generale e tenere a bada la patologia, in modo da ridurre significativamente tutti i rischi legati all’obesità durante la gestazione.

Dr.Alfio Garrotto