407 Alfio Garrotto Articoli
14 dicembre, 2021

Malattie endocrine e Covid-19

Recentemente, dall’11 al 14 novembre, si è svolto a Trieste un congresso denso di appuntamenti organizzato dall’Associazione dei Medici Endocrinologi (AME) in occasione dei loro primi vent’anni di attività. L’evento, nella sua ricchezza di conferenze e incontri, è stato l’occasione per affrontare più da vicino diverse problematiche legate alle patologie endocrine, non solo di tipo strettamente scientifico, ma anche statistico: prima tra tutte, ad esempio, la riduzione delle visite specialistiche di ben il 50% che l’AME ha registrato dall’inizio del lockdown a oggi (con punte anche del 70% in alcune regioni d’Italia).

Le malattie endocrine, come obesità, diabete, tumori benigni dell’ipofisi, tiroiditi, infertilità sono, purtroppo, tra quelle che – con la crisi pandemica – sono passate in secondo piano, con conseguenze evidenti sulla salute dei cittadini in termini sia di prevenzione sia di cura tempestiva all’insorgenza. Come sappiamo, purtroppo, il calo di visite specialistiche ha investito molti settori della medicina come conseguenza indiretta della pandemia, ma voglio soffermarmi proprio sull’endocrinologia poiché ancor più di altre branche mediche è misconosciuta e sottovalutata nella sensibilità comune.

Sicuramente possiamo dire che malattie quali obesità, tiroidite, diabete, infertilità possono essere seguite, ed è stato fatto, tramite la telemedicina che, contrariamente alle previsioni, si è rivelata un utile strumento nelle nostre mani per seguire passo passo i pazienti con una diagnosi già conclamata. Per queste malattie, infatti, è bene non perdere di vista l’andamento del paziente nel seguire le cure visto anche l’alto grado di stigmatizzazione che alcune di esse portano con sé, penso ad esempio all’obesità per la quale trovo necessario, al fine di una buona riuscita del percorso di terapia, che il paziente si senta accompagnato (aspetto molto difficile da portare avanti in pandemia). Ecco perché è stato interessante rilevare come da un banale scambio di mail, fino a vere e proprie visite da remoto, avere la tecnologia dalla propria parte sia stato in questi casi fondamentale. Si è notato, poi, che le malattie endocrine, molto diffuse nella popolazione generale, stanno subendo un ulteriore incremento negli ultimi anni, lento e costante: tendenza che nel medio e lungo periodo tenderà a consolidarsi ancor di più se non si attuano screening e visite di controllo. 

Enrico Papini, fondatore dell’AME insieme a Grimaldi, ha dichiarato in proposito che: “mai come in questo momento è importante ricordare che l’endocrinologia svolge un ruolo fondamentale per migliorare la salute dei cittadini. Basti pensare che molte delle patologie più gravi appartengono a questo ambito medico. È evidente che il ruolo dell’endocrinologo deve diventare centrale per la ripartenza post pandemia che guarda al prossimo futuro in salute. Inoltre, l’endocrinologia italiana è riconosciuta di grande valore a livello mondiale, in particolare per l’ecografia e la cura delle patologie tiroidee, può quindi assumere un ruolo guida in questo processo di rinascita”.

 

Diabete, obesità e covid

In aggiunta a quanto detto, ci sono alcune patologie endocrine per le quali il binomio con il Covid si è rivelato potenzialmente molto pericoloso, manifestandosi in forme più severe e con una maggiore probabilità che insorgano complicanze anche fatali.

Prima tra tutte il diabete. Si è visto in questi ultimi due anni come esso abbia costituito un fattore di rischio importante per chi avesse contratto il Covid ed è dunque fondamentale riuscire a far mantenere ai pazienti una corretta aderenza terapeutica per minimizzare i pericoli del virus. Non fa differenza la tipologia di diabete, che sia diabete mellito di tipo 1 o di tipo 2, l’aumento del rischio di contrarre patologie in forma più aggressiva e che possano in seguito rivelarsi letali aumenta per tutti i soggetti e soprattutto nella fascia d’età inferiore ai 75 anni, indipendentemente dal peso. I pazienti con diabete non riescono ad avere un buon compenso glicemico e questo comporta per loro una maggiore incidenza del bisogno di ricorrere al ricovero.

Un discorso analogo può essere portato avanti per le persone con obesità, che non solo sono dei soggetti a rischio ma, a causa dell’isolamento pandemico, sono state messe a dura prova nei loro percorsi terapici. La pandemia si è rivelata come una sorta di acceleratore per l’insorgenza di obesità (soprattutto infantile) che ha registrato un picco senza precedenti. Con il contenimento della pandemia, il mio augurio è che si riesca a contenere questa vera e propria emergenza chiamata obesità infantile e giovanile. Lo stigma in cui i ragazzi e i giovani con obesità incorrono è parte del problema e prima ancora che un problema sanitario è un problema culturale e sociale: importantissimo, dunque, sensibilizzare su tali tematiche e non giudicare e far sentire soli i pazienti in questo periodo così difficile.

L’argomento meriterebbe molto più spazio e mi riservo di approfondire alcune di queste patologie più nello specifico in alcuni prossimi contenuti. Quello che però ci tengo a ribadire è che non bisogna assolutamente trascurare o sottovalutare le malattie endocrine, dobbiamo farle uscire dalla loro sfera di invisibilità, toglierle dallo stigma (laddove ve ne fosse traccia) e sensibilizzare i cittadini sull’importanza della cura e della prevenzione.

Dr. Alfio Garrotto