435 Alfio Garrotto Articoli
21 ottobre, 2021

Ottobre Rosa: bene la prevenzione, ma non dimentichiamo la ricerca!

Come ogni anno con l’autunno è arrivato anche il momento dell’Ottobre rosa di Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) e si torna a parlare, giustamente, di prevenzione e in particolare di prevenzione per il tumore al seno.

Ogni giorno, infatti, in Italia si contano più di mille nuovi casi di tumore e, come sappiamo, il 2020 e il primo semestre del 2021 non sono stati mesi positivi in questo senso poiché, a causa di molti esami rimandati e controlli effettuati con ritardo a causa della pandemia, si è registrato un numero di decessi per cancro maggiore rispetto all’anno precedente. Mettere in secondo piano malattie molto insidiose e pericolose come i tumori, venendo meno alla cadenza degli screening o ritardando interventi e prestazioni, sebbene ciò sia avvenuto a causa di motivi emergenziali dovuti alla pandemia, si è rivelato un completo disastro. I dati dei decessi causati da tumori e malattie cardiovascolari sono elevatissimi e ci impongono di incrementare l’attenzione verso queste patologie che hanno continuato a insorgere come e più ancora rispetto alla fase pre-pandemica e che dunque non possono essere messe da parte o sottovalutate.

In particolare, l’Ottobre Rosa si occupa di sensibilizzare sempre di più la popolazione femminile circa i pericoli legati al cancro alla mammella e, di conseguenza, di dare il giusto risalto al tema della prevenzione con la possibilità di accedere a una visita senologica gratuita presso il più vicino ambulatorio della rete Lilt. Quest’anno, inoltre, c’è anche un’importante novità da sottolineare, ossia l’ufficializzazione da parte del Ministro Speranza della gratuità per l’Ottobre Rosa 2021 dei test genomici per il tumore al seno. Tali test rendono possibile la conoscenza della specifica mutazione del tumore di cui si è affette e, semplificando, poter studiare un migliore approccio terapeutico sapendo in anticipo, ad esempio, l’eventuale grado di efficacia di una chemioterapia.

Prima ancora di arrivare alla fase di screening, è bene anche rendere le donne consapevoli del loro corpo e insegnare l’autopalpazione del seno che, per buona norma, andrebbe condotta una volta al mese e che costituisce un primo tassello di prevenzione di cui ciascuna donna può facilmente servirsi. Utile, poi, risulta la conoscenza di fattori di rischio da prendere in considerazione e che possono essere:

  • non modificabili (l’avanzare dell’età, la familiarità o la presenza di mutazioni genetiche);
  • modificabili (alimentazione, fumo, alcol, vita sedentaria, obesità).

Nel caso dei fattori non modificabili la consapevolezza che essi possano aumentare la possibilità di sviluppare un tumore permette alle donne di controllarsi più spesso e di seguire protocolli di prevenzione più stringenti; nel caso dei fattori modificabili, invece, si può cercare di intervenire su di essi per minimizzarli cominciando ad esempio dall’adozione di uno stile di vita che includa una maggiore attività fisica e un’alimentazione più sana.

D’altra parte, però, è bene anche gettare luce sulla preziosa attività del comitato “Oltre il nastro rosa”, il quale, organizzato da un nutrito gruppo di donne affette da tumore al seno metastatico, ha l’intento di far conoscere la difficile condizione a cui esse sono sottoposte e fare luce su una serie di richieste per loro imprescindibili: “Il cancro al seno metastatico è la parte meno raccontata di questa malattia, nonostante quasi il 30% delle donne ammalate di cancro primario possa sviluppare metastasi fino a venti anni dopo. Si stima che ci siano in Italia più di 37.000 donne con cancro al seno metastatico. Ogni anno in Italia circa 14.000 donne muoiono di cancro al seno. Il 5-7% delle donne colpite dal cancro al seno sono metastatiche de novo, ossia dall’esordio. Nonostante queste cifre la malattia continua a essere descritta come guaribile nella stragrande maggioranza dei casi e come un rito di passaggio capace addirittura di rendere migliore chi ne viene colpita. Una narrazione che nasconde la realtà di terapie estenuanti e prolungate che non offrono guarigione”[1].

Sono parole dure che non possono non essere prese in considerazione. Bisogna ascoltare le donne e le attiviste che in prima persona affrontano quotidianamente le difficoltà di questa malattia e far passare il messaggio che, oltre alla fondamentale prevenzione, di cui però forse si conosce già l’importanza, sia fondamentale anche l’investimento concreto nella ricerca, istituendo ad esempio un osservatorio sul tumore al seno metastatico. La diagnosi precoce, infatti, è uno strumento imprescindibile ma non evita la malattia e non sempre, purtroppo, risulta vero che preso precocemente questo tipo di tumore sia assolutamente guaribile. Implementare, invece, i fondi da destinare alla ricerca e creare un database per comprendere la reale incidenza di quanti tumori diventino metastatici non solo a 5 anni, ma anche a 10 e 15 anni, con statistiche di sopravvivenza che abbattano il muro del quinquennio, potrebbe essere una buona prassi da mettere in atto per aiutare concretamente la lotta a questa patologia.

Tra gli obiettivi di questo comitato anche quello di richiedere a livello legislativo una velocizzazione dei tempi per l’approvazione di farmaci già in circolazione all’estero cercando di poter offrire una diffusione degli stessi in maniera omogenea a livello nazionale. Molto spesso ci si dimentica che nessuno meglio di chi vive la patologia può sapere quali siano gli ostacoli reali che si incontrano giorno dopo giorno nell’affrontarla: è quindi importante dare voce e ascoltare quello che queste donne hanno da dirci e agire nella direzione più consona a un miglioramento reale della qualità della loro vita.

Il tumore al seno deve essere combattuto con un’azione a 360 gradi, non solo preventiva, ma che si occupi anche del percorso terapeutico nel momento in cui essa si manifesta. Ben venga dunque uno scardinamento del racconto troppo spesso superficiale ed edulcorato del tumore al seno e l’avvio di una divulgazione verso il grande pubblico che affronti anche temi più scabrosi e difficili da comunicare quali quello delle recidive (anche dopo molti anni) e delle metastasi.

L’informazione e la consapevolezza sono sempre un ottimo primo passo. Prevenzione sì, dunque, ma anche tutto il resto!