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7 ottobre, 2021

Cento anni di insulina: salvavita per i diabetici

Quest’anno ricorre un centenario molto importante in ambito medico e in particolare per la diabetologia e l’endocrinologia: l’estrazione dell’ormone insulina.

Nel lontano 1921 due giovani fisiologi ed endocrinologi canadesi Frederick Grant Banting e Charles Herbert Best riuscirono a isolare ed estrarre l’ormone pancreatico da vitelli e buoi facendo sì che il diabete (in particolare quello di tipo 1), all’epoca una malattia mortale che lasciava ai suoi pazienti aspettative di vita limitatissime, potesse avere una cura. Grazie all’insulina i diabetici di tipo 1, una malattia autoimmune insulino-dipendente che provoca la distruzione della parte di pancreas incaricata di generare insulina, sono passati da una aspettativa di vita di 10/20 anni alla possibilità di avere una lunga vita in salute. È facile dunque comprendere l’enorme portata di tale scoperta che ha portato a salvare milioni di vite umane e che, giustamente, nel 1923 valse ai due ricercatori il Premio Nobel per la Medicina.

Sono passati cento anni da questo evento di straordinaria portata per la cura del diabete e nel frattempo sono stati fatti enormi passi da gigante nel perfezionamento della fruizione dell’insulina, passando per alcune tappe fondamentali nel corso degli anni.

Inizialmente, infatti, e fino agli anni ’70, l’insulina a cui si aveva accesso era un estratto non purificato e a causa della presenza di alcuni contaminanti potevano svilupparsi delle reazioni immunitarie (anche severe) oltre a rendere difficoltoso il controllo glicemico. Anche per ricevere le iniezioni la procedura non era semplice. L’ormone andava portato a temperatura ambiente e chi era affetto da questa malattia, sebbene avesse finalmente una cura, si trovava a vivere una vita condizionata completamente dall’assunzione di insulina. Negli ultimi cinquant’anni, però, sono stati fatti enormi passi in avanti, prima con la purificazione dai contaminanti dell’ormone e poi negli anni ’80 con la produzione di insulina umana, grazie alla tecnologia del DNA ricombinante. Da qui in poi è cambiato tutto per le persone diabetiche poiché con questa nuova insulina non solo si aveva a disposizione un prodotto molto più sicuro, ma si poté iniziare a perfezionarla sempre di più realizzando delle tipologie a più lento o più rapido assorbimento che da una parte fossero più semplici da somministrare e dall’altra potessero garantire la gestione della glicemia basale riducendo conseguentemente le complicazioni insorgenti potenzialmente con la somministrazione, e dando modo di strutturare dei trattamenti ad hoc per ogni paziente, combinati con la dieta e non condizionati da essa.

Dagli anni ’90, poi, si è iniziato a gestire in maniera sempre più personalizzata ed efficiente il trattamento terapico con insuline diversificate, fino all’arrivo nel 2000 dell’insulina a uso prolungato che agendo lungo l’intero corso della giornata (24 ore di effetto) liberò finalmente le persone con diabete dalla dipendenza di dover alzarsi a un determinato orario la mattina per ripetere la terapia. Quest’ultima tipologia negli ultimi vent’anni è stata ancora ulteriormente perfezionata, rendendo la sua azione prolungabile fino a 36 ore e sono anche sorte, in sostituzione delle insuline rapide, le ultra-rapide, in grado di agire in pochi minuti senza perdurare a lungo, da assumere durante il pasto.

Dove voglio arrivare con questa carrellata di tappe lungo il corso della storia dell’insulina? A sottolineare due aspetti, a mio avviso fondamentali, che dobbiamo ben tenere presenti quando si parla di insulina.

Il primo è che, ad oggi, è davvero possibile mettere a punto un piano terapeutico ad personam che sposi a pieno le esigenze del paziente rendendogli possibile una vita “normale”, cosa che era assolutamente impensabile fino a venti o trenta anni fa. Tale dato è confortato non solo dagli step avvenuti in questi 100 anni e che ho qui velocemente elencato, ma lo è soprattutto alla luce degli studi che sono tutt’ora in via di precisazione e che ci fanno immaginare, in un prossimo futuro, insuline ad azione iper-prolungata (finanche settimanale), insuline per via orale (eliminando così l’esclusività della via iniettiva), insuline “smart” che una volta iniettate saranno in grado di liberare l’ormone in maniera intelligente in base al livello di glucosio nel sangue e, infine, insuline che possano mantenere la loro stabilità anche al di fuori della catena del freddo, non deteriorandosi con l’aumento delle temperature.

Il secondo aspetto, meno incoraggiante, ma che voglio comunque menzionare è che, sebbene risulti evidente come si possegga ormai da anni un potente salvavita per chi è affetto da diabete di tipo 1, a livello globale ci sono ancora più della metà delle persone che necessitano di insulina che non possono concretamente accedervi, vuoi per la complessità della conservazione, vuoi per i protocolli di trattamento, vuoi soprattutto per i prezzi elevati derivati dal “monopolio” della produzione di tale farmaco in mano a sole 3 case farmaceutiche.

Non è possibile, a cent’anni dalla scoperta di una cura efficace, accettare che vi siano ancora persone che muoiono di diabete per inaccessibilità all’insulina. E pensare che, nel 1921, gli scopritori di questo ormone vendettero il brevetto per la cifra simbolica di 1 dollaro proprio con l’obiettivo di rendere il trattamento possibile e accessibile per tutti e tutte. Mi accodo, dunque, al “Global Diabetes Compact”, un appello promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e rilanciato da Medici Senza Frontiere, per ribadire la improcrastinabile necessità di produrre insulina di qualità garantita in quantità idonee per tutti quei paesi a basso reddito in cui i pazienti non sono messi nella possibilità di accedere alle cure per difficoltà di reperimento e di prezzo. E aggiungo, allargando l’appello a chi produce il farmaco, di fare qualcosa nel concreto per ampliare l’offerta a prezzi più convenienti perché non è ammissibile che si lascino decine di migliaia di persone (non solo nei paesi del terzo mondo) con l’unica pericolosissima scelta di razionare autonomamente i dosaggi con il conseguente rischio di sviluppare complicazioni anche letali.

Quella dell’insulina è una storia bellissima, che ha salvato milioni di vite. Facciamo in modo che abbia un lieto fine per tutti e non solo per alcuni.

Dr. Alfio Garrotto