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24 giugno, 2021

Italian Obesity Barometer Summit 2021: un punto sull’obesità

Torno a parlare di obesità poiché, soprattutto nell’età evolutiva, la diffusione dell’eccesso di peso in Italia ha ancora proporzioni molto elevate ed è bene conoscere la situazione attuale sul territorio nazionale per cercare di affrontarla al meglio.

Com’è ormai noto, l’obesità è stata riconosciuta e dichiarata (prima dall’OMS e poi anche dal nostro Parlamento) a tutti gli effetti una malattia cronica: questo aspetto non è da sottovalutare, anche perché essa porta con sé – molto più di altre malattie – il fardello della comorbilità, ossia quella condizione per cui si verifica in uno stesso soggetto la sovrapposizione e la reciproca influenza di più patologie connesse, in questo caso specifico, all’obesità (ad esempio la maggiore probabilità che insorgano malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, diabete, ipertensione, disabilità, tumori, ecc.).

Inoltre, non dimentichiamo che anche le Nazioni Unite, con il Terzo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2030, ossia la sfida per assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte in ogni età, chiedono a ogni Stato di agire concretamente per garantire a ciascuno una vita il più possibile sana. Nel punto 3.4 dei SDG’s troviamo scritto così: “Entro il 2030, ridurre di un terzo la mortalità prematura da malattie non trasmissibili attraverso la prevenzione e il trattamento e promuovere il benessere e la salute mentale[1]. Fare prevenzione per aumentare l’aspettativa di vita, per diminuire gli anni trascorsi con disabilità, per diminuire il ricorso ai servizi sanitari e dunque ottimizzare i costi, significa anche passare per un’azione concreta circa l’obesità. Essa costituisce un fattore di rischio per moltissime delle più frequenti malattie non trasmissibili ed è ormai accertato che ci sia una relazione significativa tra obesità e malattie cardiovascolari, le quali costituiscono in tutto il mondo la prima causa di morte.

Senza contare che le persone con obesità, devono affrontare oltre alla propria patologia il pregiudizio e lo stigma sociale, due fattori che concorrono a peggiorare ancor di più la loro salute, facendole spesso sentire inibite nel manifestare il proprio bisogno di aiuto e nel chiedere supporto medico e psicologico. Così, sovraccaricate dallo stress e dal giudizio altrui, chi soffre di obesità può cadere in pericolosi circoli viziosi da cui, poi, è complesso uscire. Ancora perdura, infatti, il falso mito che l’obesità sia il necessario risultato per soggetti privi di volontà o quanto meno pigri e ingordi, perciò totalmente responsabili a livello individuale della loro condizione. Niente di più falso, ovviamente. Non trattare l’obesità alla stregua di ogni altra malattia significa essere “complici” di questo circolo vizioso[2] che fa diventare sempre più alto il rischio di complicanze legate alla patologia stessa.

Fortunatamente, negli ultimi anni, sembrano essersi accesi i riflettori su questa patologia e si è cominciato seriamente a parlarne cercando di contrastare stereotipi e stigmatizzazioni. Prova di questo, oltra alla già citata mozione parlamentare approvata all’unanimità con la quale si è riconosciuta l’obesità come malattia (2019), c’è un importante evento, giunto alla sua terza edizione, nel quale si è cercato di dare delle risposte a domande quali “Come migliorare la situazione discriminatoria del paziente con obesità? Come facilitarne l’inserimento sociale? Come agevolare l’attuazione del pieno diritto delle persone con obesità a vivere una vita sociale, educativa, lavorativa al pari delle persone senza obesità?”.

L’evento in questione è il Third Italian Obesity Barometer Summit, in cui sono stati presentati tutti i dati statistici sull’obesità in Italia raccolti e analizzati dall’ISTAT e si sono snocciolati due punti fondamentali della questione: la necessità che il Sistema Sanitario Nazionale consideri l’obesità come una delle sue priorità, da un lato, e che si agisca contro il fenomeno che porta a ritrarre negativamente – e secondo stereotipi prestabiliti – le persone con obesità, non tenendo minimamente in conto che questa patologia compromette gravemente sia la qualità sia l’aspettativa di vita di chi ne soffre, dall’altro[3].

Al già menzionato Summit si aggiungano, infine, i risultati recentemente pubblicati sull’International Journal of Obesity[4] dal team della Fondazione Mediterranea G. B. Morgagni di Catania che sta portando avanti un importante studio sull’obesità in relazione a un particolare ormone, la grelina, conosciuto come l’ormone “della fame”, ossia colui che stimola il senso di fame e che è presente nello stomaco e nelle cellule pancreatiche. Il team, guidato dalla Dottoressa Tonia Luca e dall’endocrinologo Vincenzo De Geronimo ha dimostrato che le cellule che secernono grelina non aumentano nei pazienti con obesità rispetto al campione di controllo. Ciò che si è riscontrato, però, è che nei pazienti con obesità iperglicemici queste cellule risultano iperattive e dunque in grado – a parità di quantità – di produrre una quantità maggiore di ormone attivo. In ultimo, nei pazienti con obesità grave è stata dimostrata una iperplasia delle fibre muscolari lisce che non era mai stata individuata prima. Analizzare tali valori è importante per osservare da vicino le modificazioni del tessuto adiposo delle persone con obesità rispetto a quelle sane per cercare di individuare i meccanismi che sono alla base di quei meccanismi di comorbilità che poi portano ad avere aspettativa di vita minore e tasso di mortalità maggiore. L’obiettivo ultimo resta quello di cercare di trasferire nella pratica medica quotidiana nuovi approcci, più efficaci, per il trattamento della patologia e il miglioramento della qualità della vita del paziente.

Sebbene i dati ancora non siano tra i più confortanti è bene continuare a fare informazione, a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento e a fare ricerca affinché si possano centrare gli obiettivi preventivi, si possa aumentare il numero di diagnosi precoci e si possa sempre meglio gestire la malattia, con le sue complicanze, l’ancora scarsa offerta assistenziale e l’insufficiente accesso alle cure.

Dr. Alfio Garrotto


[2] Il circolo vizioso dell’inazione è ben spiegato da J. Ralston nel seguente articolo del World Economic Forum: https://www.weforum.org/agenda/2018/09/inaction-on-obesity-stands-in-the-way-of-sustainable-development/

[3] Al seguente link è possibile consultare integralmente l’Executive Summary del Third Obesity Barometer Summit: https://viewer.ipaper.io/sp-servizi-pubblicitari-srl/executive-summary/