573 Alfio Garrotto Articoli
25 febbraio, 2021

Covid-19, fake news e vaccini a RNA

Il 27 dicembre scorso è stato il Vaccine Day, ossia la data a partire dalla quale, in Italia e in Europa, è cominciata la campagna vaccinale contro il Covid-19. L’argomento vaccini, oltre a essere di stringente attualità, è anche molto delicato vista la resistenza di un numero ingente di persone ad accostarsi al vaccino, nutrendo dubbi sulla sua azione e sulle fasi di sperimentazione che ne hanno portato all’adozione su larga scala. A tal proposito è bene fare un po’ di chiarezza, sfatando dapprima molti falsi miti e vere e proprie fake news che circolano circa i vaccini, per poi accostarsi al funzionamento della particolare tipologia di vaccino che è stata prodotta per combattere la pandemia in corso.

Le maggiori incertezze riguardo i vaccini contro il Covid-19, generatrici nella maggior parte della diffusione di notizie false e prive di fondamento, riguardano principalmente i seguenti punti:

  • Tempistiche troppo brevi per la sua formulazione e conseguente insufficienza di prove della sua sicurezza;
  • Inutilità sia per le mutazioni del virus sia per la validità troppo breve;
  • La possibilità di modificare il codice genetico e attuare delle mutazioni, utilizzando l’rna.

Per quanto riguarda il primo punto è falso correlare i tempi ristretti a un’ipotetica scarsa sicurezza del vaccino. Tutte le fasi della sperimentazione sono state pienamente rispettate. Sebbene, infatti, siano necessari molti anni di lavoro e grandi investimenti economici per la sperimentazione e approvazione di vaccini, la gravità della situazione generale generata dalla pandemia ha spinto il mondo scientifico, le case farmaceutiche e i governi dei diversi stati a instaurare un rapporto sinergico senza precedenti che ha portato all’ottenimento di vaccini sicuri ed efficaci in tempi molto più rapidi del solito. Sono stati mobilitati fondi ingentissimi e soltanto se esso avesse passato tutte e tre le fasi e la verifica successiva di EMA (per l’Europa) e FDA (per gli Stati Uniti) ne sarebbe stata autorizzata la somministrazione. Quando si terminano gli studi della fase 3, e questo vale per ogni singolo vaccino, la casa farmaceutica infatti ha il dovere di presentare i risultati alle agenzie regolatorie (FDA e/o EMA in base a dove essa voglia commercializzare il proprio prodotto). Queste ultime hanno il compito di verificare tutti i dati forniti tramite uno studio approfondito, potendo anche rifiutare l’autorizzazione a immetterlo nel mercato (se meno efficace di altri già in commercio o se avente troppi effetti collaterali), o se lo ritenesse necessario richiedendo uno studio ulteriore in fase 3 per approfondire degli aspetti che non vengono ritenuti sufficientemente chiari, chiedendo di riportare la documentazione solo quando questi nuovi dati saranno disponibili. Vi dico tutto questo perché voglio che sia chiaro che il procedimento che porta un farmaco o un vaccino a essere prodotto e somministrato non è una passeggiata! Anche per i vaccini contro il Covid-19 è stato eseguito tutto l’iter in ogni suo passaggio.

Per quanto riguarda la presunta inutilità del vaccino anche qui si è vittime di una fake news! Circa la sua inefficacia per le varianti, infatti, non vi è attualmente alcuna evidenza scientifica che essa sia reale oltre al fatto che i vaccini di cui parliamo determinano la formazione di una risposta immunitaria contro la proteina cosiddetta Spike, ossia quella prodotta dal virus per attaccarsi alle cellule del nostro corpo per infettarle ed è molto improbabile che vi siano delle mutazioni proprio dei frammenti di proteina Spike in questione. Circa la protezione indotta dai vaccini, per adesso sappiamo che durerà alcuni mesi (non settimane come si pensa) e, inoltre, soltanto quando il vaccino sarà somministrato a una percentuale molto elevata della popolazione potremmo verificare l’effettiva durata dell’immunità che ci si augura duri almeno un anno, come accade per i vaccini contro l’influenza, ma non è escluso che possa durare anche più anni, come succede per i vaccini antipneumococcici.

Infine, per quanto riguarda la paura che ricevendo la somministrazione del vaccino esso possa modificare il nostro DNA, questo pericolo è del tutto infondato! Il compito dell’mRNA o RNA messaggero è solo quello di trasportare le istruzioni per la produzione di proteine da parte della cellula con cui dialoga. Nelle nostre cellule il DNA produce mRNA e quest’ultimo produce una proteina, ma l’informazione è unilaterale, non sarebbe possibile per la proteina fare il processo inverso ossia generare un mRNA che modifichi il DNA. Tra l’altro l’mRNA ha una vita brevissima e una volta fatto il suo “dovere” di comunicare il messaggio che porta si degrada nei suoi componenti nucleotidici.

Con il Covid-19 è stato possibile dimostrare l’importanza della ricerca condotta sullo studio di vaccini a RNA. La vaccinazione, infatti, è ad oggi, la misura preventiva più sicura ed efficace per combattere le malattie infettive e ha permesso di debellare malattie come il vaiolo e la poliomielite, salvando ogni anno milioni di persone. In buona sostanza il vaccino ha il compito di sollecitare il sistema immunitario in modo che esso possa riconoscere (sfruttando la memoria immunologica) il patogeno quando esso entrerà in contatto con noi, rendendolo inoffensivo. Varie sono le tipologie di vaccino:

  • Vaccini vivi attenuati contengono microbi (virus o batteri) ancora vivi ma resi innocui, e quindi non più in grado di provocare la malattia (ad esempio il vaccino contro il morbillo);
  • Vaccini inattivati, nei quali i virus o i batteri sono stati uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche (ad esempio il vaccino antipolio);
  • Vaccini ad antigeni purificati, ossia vaccini che contengono solo alcuni frammenti (antigeni) del battere o del virus (ad esempio il vaccino contro la pertosse);
  • Vaccini ad anatossine che contengono sostanze tossiche prodotte dai batteri – le tossine – che sono state neutralizzate trasformandole, appunto, in anatossine che non sono più in grado di provocare la malattia, ma sono capaci di attivare le difese immunitarie dell'organismo (ad esempio il vaccino contenente la tossina del tetano);
  • Vaccini a DNA ricombinante, prodotti copiando informazioni genetiche del virus o del batterio e sfruttandole per produrre una grande quantità di proteina virale o batterica (ad esempio il vaccino per l’Ebola)[1].

Come mai è così importante che si sia fatto ricorso a un vaccino a RNA? In un interessantissimo articolo pubblicato su Nature a inizio anno[2] e pubblicato in Italia su Le Scienze, viene spiegata proprio l’importanza in ottica futura di questa tipologia di vaccini. Sebbene, infatti, l’idea di usare l’RNA nei vaccini circoli sin dagli anni ’90 (essendo questa una tecnologia più agile rispetto agli approcci tradizionali e permettendo ai ricercatori di accelerare molte fasi di ricerca e sviluppo), l’applicazione della tecnologia ha dovuto affrontare diverse difficoltà. «Le materie prime sono costose. Gli effetti collaterali possono essere problematici. E attualmente la distribuzione richiede una catena del freddo dispendiosa […]. Probabilmente l’urgenza del COVID-19 permetterà di accelerare i progressi in alcuni di questi problemi, ma molte aziende potrebbero abbandonare la strategia, una volta passata la crisi attuale. Resta la domanda: dove andrà a finire?». Insomma siamo solo all’inizio, ma quello che si è scoperto fino ad ora non può essere lasciato cadere e percorrere questa strada anche nel futuro potrebbe portarci a trovare delle soluzioni per malattie molto restie a essere sconfitte come ad esempio la malaria, la tubercolosi o l’Hiv.