181 Alfio Garrotto Articoli
17 novembre, 2020

Tumori, aumenta la sopravvivenza ma ancora troppe differenze tra le regioni italiane

In dieci anni è aumentata la percentuale di sopravvivenza dei pazienti dopo una diagnosi di tumore. Rimangono però ancora troppe differenze da regione a regione e ridurre questo gap è sicuramente una delle sfide del presente e del futuro. Per questo l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel giorno della Giornata Mondiale contro il Cancro[1], ha voluto lanciare un vero e proprio appello alle istituzioni affinché seguano la strada tracciata dalle regioni più virtuose. I numeri infatti sarebbero incoraggianti. I pazienti vivi dopo una diagnosi di tumore sono aumentati del 53% negli ultimi dieci anni passando dai 2 milioni e 250 mila del 2020 ai 3 milioni e 460 mila di oggi. Un numero che colloca l'Italia, per una volta, al vertice dei paesi europei e non solo. Un risultato che da una parte rende orgogliosi ma dall'altra anche frustrati perché potrebbe essere ancora migliore se non ci fossero così troppe differenze nel livello di qualità di assistenza oncologica tra le regioni. Al Sud per esempio è ancora troppo bassa l'adesione e la copertura degli screeening, le reti oncologiche regionali sono state realizzate in modo non uniforme, la presenza di terapie efficaci solo in alcune zone, così come l'ancora insufficiente somministrazione di test che possano analizzare il tumore dal punto di vista molecolare.

«Nel 2018 sono stati stimati, nel mondo, più di 18 milioni di nuovi casi di cancro, erano 12 milioni nel 2008 – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo - La patologia è in costante crescita nel mondo per la diffusione di stili di vita scorretti, a cui si aggiungono anche fattori ambientali. La qualità del nostro Sistema Sanitario è testimoniata dalla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, che presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE). E raggiungiamo questi risultati con minori investimenti: la spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL nel nostro Paese ha registrato un calo, passando dal 7% nel 2010 al 6,5% nel 2017, a fronte del 9,8% della media europea. Vi sono, però, ancora differenze regionali che devono essere superate, perché nessuno rimanga indietro e tutti possano accedere alle cure più efficaci indipendentemente dal luogo in cui vivono».

Il motto della Giornata Mondiale contro il Cancro di questa edizione è stato “I am and I will”) che ha voluto mettere in evidenza l'impegno che ognuno di noi può mettere in campo per sconfiggere la malattia. In Italia, nel 2019, le nuove diagnosi di cancro sono state 371mila, con un calo rispetto al 2018 di circa 2000 casi. Un risultato che viene considerato non casuale.  «Ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, che permette di individuare lesioni a rischio prima della loro trasformazione in neoplasia – aggiunge Beretta - L’adesione alla mammografia, nel 2017, ha raggiunto il 55% e allo screening colorettale il 41%. Vi sono notevoli differenze fra Nord e Sud che vanno ricondotte anche alla diversa copertura. Per quanto riguarda la mammografia, quest’ultima è praticamente completa nell’Italia settentrionale e centrale, al Sud invece solo 6 donne su 10 ricevono l’invito. Nello screening colorettale, al Nord e al Centro siamo vicini alla copertura completa (92% Nord, 95% Centro), il Sud invece è ancora sotto il 50%». Anche al Sud per fortuna si cominciano a registrare anche passi avanti. Come sta avvenendo in Campania dove nell'ottobre 2019 si è iniziato, prima regione in Italia, a fornire in modo gratuito la combinazione di due molecole immunoterapiche (nivolumab e ipilimumab) a tutti i pazienti colpiti da melanoma. Questo tipo di terapia era stata approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), lasciandola però in fascia C, impedendone di fatto  la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Un grave danno per i pazienti colpiti da melanoma, soprattutto per i cittadini con metastasi cerebrali asintomatiche, circa il 40% del totale, per i quali questa combinazione aveva mostrato benefici tangibili: il 70% delle persone è libero da recidiva a due anni dalla diagnosi. Nelle altre Regioni la terapia non è ancora rimborsata e nel corso della Giornata Mondiale contro il Cancro è stato lanciato un appello alle altre regioni affinché seguano l'esempio della Campania. Un altro caso positivo è indubbiamente rappresentato dalla Lombardia che è stata apripista sui test genomici, stabilendone, a settembre 2019, la rimborsabilità per le donne con carcinoma della mammella in stadio iniziale. «È stata la prima Regione ad adottare un provvedimento di questo tipo – ha spiegato Nicla La Verde, membro Direttivo nazionale AIOM e Direttore Oncologia Ospedale Sacco di Milano - La genomica fornisce straordinarie informazioni sulla natura di alcuni tumori, in particolare nel carcinoma mammario aggiunge dati che i parametri clinici, come il diametro della massa tumorale o la sua stadiazione, non sono in grado di offrire. I test genomici sono in grado di predire l’aggressività della malattia in stadio iniziale e di stimare meglio il rischio che una paziente, operata di tumore al seno, ha di sviluppare delle metastasi. Quindi possono aiutare a decidere se aggiungere la chemioterapia alla terapia ormonale dopo la chirurgia. Grazie al test genomico, alcune pazienti a rischio intermedio di ricaduta possono evitare la chemioterapia. Ciò può tradursi, da un lato, in un beneficio clinico per le pazienti che non vengono più esposte a un eccesso di trattamento e al relativo rischio di tossicità immediate e tardive, dall’altro in un impatto favorevole sulla spesa sanitaria, che rappresenta un elemento di importanza fondamentale con cui anche i clinici devono confrontarsi».