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1 settembre, 2020

Ansia, stress e insonnia in aumento: un trattamento innovativo

Negli ultimi mesi sono state condotte varie indagini per monitorare i livelli di stress, ansia e disturbi di tipo psicologico per capire come abbiamo reagito al difficile periodo di confinamento derivato dalla pandemia di Covid-19. Chiaramente alcuni soggetti sono stati particolarmente sotto osservazione, in quanto più a rischio nell’incorrere in questo tipo di disturbi, come ad esempio chi è stato colpito dal Covid, chi è stato soggetto a carichi di lavoro estenuanti e ad alto rischio come gli operatori sanitari, i medici e il personale addetto, o anche quelle persone che già prima della pandemia soffrivano di questa tipologia di disturbi e si sono trovati a doverli affrontare durante il confinamento.

Una squadra di specialisti del San Raffaele di Milano ha monitorato 402 casi di guarigioni pubblicando sulla rivista scientifica Brain, Behavior and Immunity i risultati: depressione, ansia, insonnia, finanche disturbo post traumatico da stress, sono le conseguenze più frequenti in quei pazienti in cui il virus ha colpito con maggiore aggressività e che, seppure guariti, si sono portati dietro a livello psichiatrico queste pesanti conseguenze. Ben il 56% del campione, infatti, è stato inserito, dopo la guarigione, nella fascia psicopatologica. In particolare «a significant proportion of patients self-rated in the psychopathological range: 28% for PTSD, 31% for depression, 42% for anxiety, 20% for OC symptoms, and 40% for insomnia»[1].

Non sono dati molto incoraggianti e ancor di più se visti insieme a quelli prodotti dall’indagine condotta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, nella quale si evidenzia come il 63% degli intervistati si definisca “molto o abbastanza stressato” e il 43% dichiara “un livello massimo di stress”. A tal proposito la psicoterapeuta Alessandra Lancellotti ha dichiarato su Adnkronos che la situazione di confinamento ha generato un enorme carico di preoccupazione, incertezza, stress, tali da rappresentare un conto molto salato in una nazione come la nostra che ancora fa fatica a riconoscere socialmente i disturbi psichici: «La società da liquida è divenuta pietrificata: non si guarda avanti. Le persone non sanno cosa fare di sé stesse, sono lontane dai cari, come delle isole in mezzo al mare, ma un mare gelido, senza il sole dell’avvenire perché siamo orfani di futuro»[2].

Questi sentimenti negativi hanno gravato, dunque, sull’intera popolazione, ma non si può negare che alcune categorie siano state maggiormente a rischio. Mi riferisco, in particolare, a quelle categorie professionali come gli operatori sanitari che lavorando a maggior rischio di esposizione e per orari molto prolungati, essendo in prima linea nel fronteggiare l’emergenza sanitaria, hanno dovuto gestire un carico operativo ed emotivo molto elevato. L’INAIL, infatti, ha affrontato questo argomento dichiarando che il personale sanitario per via della particolare situazione è stato esposto «a una serie di fattori di rischio specifici e legati alla cura del paziente contagiato, ma anche a cambiamenti sostanziali nel lavoro per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, relazionali e relativi alla sicurezza, che contribuiscono all’accrescimento di stress psico-fisico. Il prolungarsi nel tempo dell’emergenza sanitaria può portare a un aumento di pressione e paura e comportare una cronicizzazione dello stress legato al lavoro, che, se prolungato nel tempo e accompagnato da elevata intensità, può determinare un esaurimento delle risorse psicologiche e in alcuni casi favorire l’insorgenza del burn-out»[3]. A supporto di quanto affermato un’indagine[4] condotta dall’Università dell’Aquila in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, pubblicata su “JAMA”, ha reso evidente che medici e infermieri (costituivano il campione esaminato ben 1.379 operatori sanitari) presentano sintomi post traumatici da stress (49,38%), depressione (19,8%), ansia (8,27%) e insonnia (21,9%).

Stessi problemi hanno intaccato il lavoro dei “giornalisti dell’emergenza” che il SIS 118 ha deciso di premiare per il loro lavoro con una targa di merito. Occasione nella quale è stato anche presentato l’innovativo progetto promosso dalla Società di Medicina Sinestesica “Medicus Medici” (ossia “il medico dei medici”), con il quale si offre ai colleghi e ai team sanitari del Sistema 118 italiano, un percorso di supporto de-Stress per favorire un supporto nel recupero psico-fisico. In cosa consiste questo percorso e cosa si intende per Medicina Sinestesica? Ideata da Pier Michele Mandrillo nel 2014, la medicina sinestesica è basata sulla “therapeutical union of the senses”, ossia una stimolazione «contemporanea e sinergica dei cinque sensi presenti nel nostro organismo, favorendo le interconnessioni cerebrali, catalizzando il network sensoriale neuronale e ricreando uno stato di completo benessere psico-fisico finalizzato al riequilibrio della omeostasi e della completa salute organica»[5]. Attraverso un casco particolare viene stimolata la vista tramite dei fasci fotonici emessi da un sistema di led a elevata potenza, viene stimolato l’udito con un’acustica WiFi per l’ascolto di frequenze atte a stimolare le onde cerebrali e viene stimolato l’olfatto tramite aromaterapia inalatoria. Nato per scopi di medicina estetica di ringiovanimento della pelle è stato poi rimodulato anche nei suoi utilizzi più propriamente medici per il rilassamento dallo stress e per il trattamento di patologie riconducibili legate allo stress anche in conseguenza di eventi traumatici.

«Nulla è nella mente che prima non sia stato nei sensi», diceva Tommaso D’Acquino ed è proprio questo che ci mostra la medicina sinestetica, che ciò che passa per i sensi è in grado di incidere sulla nostra mente e, in questo caso, positivame

Dr. Alfio Garrotto

[1] “Una percentuale significativa di pazienti si auto-valuta come psicopatologico: il 28% per PTSD (disturbo post traumatico da stress), il 31% per depressione, il 42% per ansia, il 20% per sintomi Ossessivo-Compulsivi e il 40% per insonnia.”, trad. ita dal seguente articolo: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0889159120316068