521 Alfio Garrotto Articoli
24 giugno, 2020

Novità su diabete e Covid-19

Ho già parlato di diabete e nuovo coronavirus qualche tempo fa, ma mi accingo a tornare sull’argomento, in primo luogo vista la sua importanza e, secondariamente, poiché è in corso un nuovo studio condotto da 17 endocrinologi, anticipato da una lettera pubblicata sul New England Journal of Medicine. Il Covid-19, infatti, sembrerebbe che possa avere effetti negativi anche sul metabolismo (oltre che su organi e apparati di cui già sappiamo). Sebbene l’ipotesi sia ancora sotto vaglio scientifico, tramite l’apposita creazione un registro mondiale di casi, se fosse confermata dai dati, significherebbe che il Covid-19 può essere un fattore che contribuisce allo sviluppo o comunque al peggioramento del diabete.

Se, fino ad oggi, dunque, si parlava di diabete come fattore di rischio per la contrazione del virus, adesso potremmo affermare come vero anche il contrario, ossia che chi contrae il Covid-19 può avere dei peggioramenti del diabete (nel caso già lo abbia) o svilupparne addirittura una nuova forma. Il progetto che sta studiando questa ipotesi si chiama CoviDiab Registry Project[1] e nasce per iniziativa del King’s College London, ossia registro mondiale di nuovi casi di diabete in pazienti affetti da Covid-19. Sull’articolo di Wired che riporta lo studio leggiamo che «C’è già qualche caso registrato di persone con Covid-19 che hanno manifestato improvvisamente un diabete oppure hanno avuto complicanze. Fra le complicanze una particolare condizione chiamata chetoacidosi diabetica, con sintomi come vomito, poliuria, ipotensione e altro, e iperosmolarità, caratterizzata da grave iperglicemia e disidratazione. Ma ancora il legame fra le due patologie è ipotetico e non sappiamo con certezza se e quale sia il ruolo di Covid-19. Nella lettera, però, i ricercatori richiamano all’attenzione anche sul metabolismo e all’importanza di condividere i dati, all’interno della rete globale»[2].

Condividere i propri dati, infatti, sarebbe importante per avere il maggior numero possibile di informazioni necessarie per capire quali meccanismi si innescano contraendo il Covid-19 per poter così agire velocemente anche sul fronte metabolico e trovare delle terapie atte a rispondere all’eventuale insorgenza del diabete che, per quel che si è visto sin’ora, può essere sia di tipo 1 sia di tipo 2 (o addirittura una nuova forma, per cui ancora rimangono molti interrogativi). Solo avendo un numero sufficiente di dati sarà possibile dunque stabilire una veritiera incidenza di questi fenomeni metabolici, i quali deriverebbero da un recettore chiamato Ace2 al quale legandosi alcune cellule polmonari può poi passare negli altri tessuti, fino anche a intaccare organi chiave del metabolismo come le cellule beta del pancreas, i reni, il fegato e così via. Ecco perché – spiegano nella lettera gli specialisti – è «plausibile che il SARS-Cov-2 possa causare disfunzioni multiple e complesse del metabolismo del glucosio e complicare la fisiopatologia di diabeti già esistenti fino a generare nuovi meccanismi della malattia»[3].

Il diabete è una patologia cronica molto diffusa, solo in Italia i casi diagnosticati e seguiti riguardano ben 3 milioni di persone e se ne stima circa un altro milione tra i non diagnosticati, parliamo di più del 5% della popolazione. Ci sono anche «2,6 milioni di persone che hanno difficoltà a mantenere le glicemie nella norma, una condizione che nella maggior parte dei casi prelude allo sviluppo del diabete di tipo 2. Parliamo del 4,3% della popolazione. Nel 2030 si prevede che in Italia le persone diagnosticate con diabete saranno 5 milioni»[4]. Questi numeri ci parlano di una realtà molto ampia che ha bisogno di essere conosciuta e dibattuta, anche tramite la sensibilizzazione di una fetta sempre maggiore della popolazione. Ecco perché ho letto con piacere che, nonostante l’emergenza Covid-19 in atto, si è riusciti ad avere una grande eco per l’iniziativa annuale Diabets Marathon, che nasce proprio come evento di sensibilizzazione sulla patologia e di sostegno verso le persone affette e le loro famiglie, accompagnandoli in un percorso di vita che è senz’altro diverso dal “normale”.

Pensate che l’iniziativa, inizialmente programmata nelle città della Romagna tra fine marzo e metà aprile, si è svolta in via telematica con una lunghissima diretta dall’8 al 14 giugno coinvolgendo moltissime persone, non soltanto in Italia ma in giro per il mondo. «“Il Covid ci ha diviso ma Diabetes Marathon ci ha unito", questo uno dei commenti sulla pagina Facebook di Diabetes Marathon che in questi ultimi dieci giorni è stata frequentata da migliaia di persone. 38.956 visualizzazioni delle dirette, 3.318 like ai post, 648 commenti e 949 condivisioni, questi sono alcuni dei numeri che raccontano lo sforzo degli organizzatori per far passare un messaggio di importanza vitale: il diabete non aspetta e per una persona con diabete ogni giorno è una potenziale emergenza e serve l’aiuto di tutti per realizzare un mondo in cui il diabete non abbia più il potere di decidere della vita di nessuno»[5].

Da quando sono Direttore dello IOMI di Messina (2013) ad oggi sono stati operati con successo più di 2.500 pazienti affetti da obesità grave e sindrome metabolica, di cui più del 60% di questi affetti da gravi patologie associate tra cui anche il diabete (in questo caso di tipo 2). È importante, soprattutto quando il diabete si somma ad altre patologie, essere tempestivi e costanti nelle cure ed è necessario seguire attivamente i nuovi studi in corso, ancor di più nella situazione attuale in cui ci siamo trovati impreparati di fronte a un virus, come quello del Covid-19, che, continuando a studiarlo, mostra di avere molte più implicazioni di quante se ne immaginavano in principio.

Dr. Alfio Garrotto

[3] «Thus, it is plausible that SARS-Cov-2 could cause multiple co-existing alterations of glucose metabolism that can complicate the pathophysiology of pre-existing diabetes or lead to new mechanisms of disease. There are, in fact, precedents for a viral etiology for ketosis-prone diabetes.», vd. http://covidiab.e-dendrite.com/introduction.html