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11 giugno, 2020

Covid-19, nessuna certezza sull'efficacia delle terapie: esperti a confronto

I maggiori esperti italiani si sono riuniti lo scorso 29 aprile in videoconferenza per uno scambio di idee sulla tematica delle terapie adottate finora contro il Covid-19 e per valutare la possibilità di stilare un consensus paper da aggiornare progressivamente. Un obiettivo ambizioso specie in questi mesi in cui ricercatori e medici  si sono spesso fin troppo divisi, attaccandosi gli uni con gli altri. Ecco quindi che diventa fondamentale fare un sunto delle esperienze comuni, di catalogazione dei farmaci utilizzati e della loro efficacia, dei protocolli seguiti, senza dimenticare le sperimentazioni in corso e la validazione dei test in uso. Il webinar, dal titolo “Consensus conference”, è stato organizzato da Officina Motore Sanità[1].  «Oggi contro il COVID-19 – ha detto Francesco Menichetti, Ordinario di Malattie Infettive all' Università di Pisa, Presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica) e Direttore U.O.C. Malattie Infettive, AOUP - Ospedale Cisanello - non esiste una terapia che abbia mostrato sicura efficacia. Il livello di evidenza prodotto dalle numerose pubblicazioni è infatti modesto trattandosi per lo più di esperienze preliminari, raccolte casistiche e studi non controllati. Questo impone che qualunque iniziativa terapeutica si intenda adottare per ogni singolo paziente (es: idrossiclorochina, azitromicina, lopinavir-titonavir, eparina, tocilizumab baricitinib, altri monoclonali, steroidi, plasmaterapia) debba rigorosamente avvenire arruolandoli in studi prospettici, randomizzati e controllati, perché i soli in grado di produrre la necessaria evidenza. Tra la concitata volontà di soccorrere i pazienti COVID-19, specie quelli più gravi ed il rispetto della mission della scienza di produrre evidenze, non deve esistere alcuna antinomia, ma una chiara volontà comune di fare il meglio, abbandonando inutili e sterili protagonismi, e contribuendo agli studi che il CTS dell’AIFA, con l'ausilio del CE dello Spallanzani, hanno validato».

Tra i medici più stimati in Italia e spesso intervistato in tv c'è senz'altro Matteo Bassetti, direttore Unità Operativa Clinica Malattie Infettive dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Spesso controcorrente ha avuto il merito di dissociarsi dalla vulgata terroristica che ad un certo punto sembrava aver preso campo. Nel corso del webinar si è soffermato in particolare sull'efficacia dell'idrossiclorichina, conosciuta soprattutto come antimalarico facente parte della famiglia dei farmaci antireumatici e utilizzata anche per trattare l'artrite reumatoide ed il lupus eritematoso sistemico. «Sicuramente ora rispetto alla fase iniziale sul suo utilizzo siamo più scettici, perché i dati non sono entusiasmanti. Sulle ali dell'entusiasmo nato da alcuni studi francesi abbiamo somministrato a tutti questo farmaco però francamente io oggi mi sento più riluttante sull'utilizzo su tutti di questo farmaco, se non all'interno di protocolli clinici ben delineati e/o progetti di ricerca. Ad esempio, stiamo iniziando uno studio per conto dell'OMS e quindi potremo vedere, se ci sarà o meno un beneficio nell’usare questo farmaco. Abbiamo proposto alla Regione Liguria, che ha accettato, un’esenzione per tutti i soggetti affetti da Covid 19 che devono tornare in ospedale. In fase di follow-up questi pazienti dovranno recarsi più volte in ospedale per tutta una serie di accertamenti e noi abbiamo proposto che per 1anno i pazienti liguri non paghino il ticket, anche perché il pacchetto di esami arriverebbe a costare centinaia di euro e sarebbe importante che questa esenzione fosse attuata in tutta Italia».

Molto interessanti sono state anche le testimonianze mediche sull'impatto del Covid-19 per gli ospedali, sulla rivoluzione organizzativa e su tutte quelle procedure di sicurezza che sono state messe in atto. Come ha spiegato Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia, presso l'Università Azienda Ospedaliera di Padova. «Con l’imminente arrivo del Covid-19, la prima cosa che abbiamo fatto è stato mettere a punto un test diagnostico con l’azienda e quando ci sono stati i primi casi abbiamo messo subito in sicurezza l’ospedale di Padova, perchè se fosse diventato un focolaio di contagio avremmo messo a rischio tutto il Veneto. La messa in sicurezza dell’ospedale è avvenuta a diversi livelli: personale sanitario, pazienti che arrivavano al pronto soccorso per qualsiasi causa e quelli che arrivavano con una sintomatologia clinica che faceva pensare fossero affetti da Covid-19. Abbiamo fatto il test a tutti i pazienti che sono passati dal pronto soccorso per vedere se fossero anche affetti da Covid-19 perché ci siamo subito resi conto che c’era una percentuale alta di pazienti asintomatici»

Dalla conferenza virtuale di questi e di altri grandi medici è comunque emerso come non esistano certezze sull’efficacia dei trattamenti messi fin qui in atto e che quindi sia necessario un atteggiamento di prudenza nei confronti delle varie scelte terapeutiche. Diventa quindi fondamentale promuovere la partecipazione di studi clinici sulle opzioni terapeutiche giudicate ammissibili dall’AIFA e autorizzate dal Ministero della Salute. Sperimentazione e prudenza devono andare di pari passo, soprattutto a tutela dei pazienti.

Dr. Alfio Garrotto