832 Alfio Garrotto Articoli
23 giugno, 2020

La Camera approva all’unanimità: l’obesità è malattia cronica

L’emergenza sanitaria a cui abbiamo assistito in questi mesi, che ancora non può dirsi conclusa, e che ha mietuto tante vittime sia in Italia sia negli altri Paesi colpiti in tutto il mondo, ha reso evidente ulteriormente un dato che spero ormai sia noto anche al di fuori dell’ambiente medico: l’obesità è un fattore di rischio in più per moltissime patologie e che può comportare grandi complicanze che non intervengono nel caso di persone normopeso. Le persone obese, con un indice di massa corporea superiore a 40, «sono più fragili di fronte ai virus, e più in generale, di fronte alle infezioni respiratorie. Questa suscettibilità potrebbe essere la congiunzione di fattori meccanici e ormonali generati dal sovrappeso come la modifica della meccanica ventilatoria o dei cambiamenti del sistema immunitario, secondo uno studio realizzato dal servizio di pneumologia dell’ospedale Foch, a Suresnes, (comune dell’area parigina). Dalla ricerca, effettuata nel 2009, durante l’epidemia dell’influenza A H1N1 (la così detta “influenza suina”, n.d.a.), era emersa la presenza di un numero elevato di soggetti obesi tra i casi severi di questa influenza»[1].

L’obesità, spesso sottovalutata come patologia, deve essere invece presa con la necessaria serietà da chi ne è afflitto e non è un caso se nel novembre scorso è stata approvata con la totale unanimità la mozione presentata alla Camera dei Deputati che proponeva il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica. L’approvazione unanime dimostra come ci sia stata la volontà da parte di tutte le forze politiche verso l’impegno nell’edificazione di un piano nazionale di intervento operativo (già a partire dagli obesi minorenni, che sono anche la maggior parte dei casi). L’obesità è fonte di elevati costi sociali (oltre che economici e clinici) e quindi con questa mozione si è voluto anche dare l’avvio a una campagna di sensibilizzazione e di lotta allo stigma sociale che deriva da questa patologia e che come conseguenza presenta gravi criticità sociali. «Discriminazione, isolamento, atti di bullismo: queste sono solo alcune delle situazioni con cui una persona con obesità è costretta a convivere e da cui non può sfuggire essendo l’obesità la malattia più visibile fra tutte. Lo stigma basato sul peso, ovvero la disapprovazione sociale che si traduce in atteggiamenti negativi espressi sotto forma di stereotipi, pregiudizi e discriminazione verso alcuni individui a causa del loro peso, rappresenta un problema sociale molto diffuso e in aumento»[2].

La legge italiana, a oggi, riconosce l’invalidità, e i conseguenti diritti che ne derivano, solo ai casi più gravi di obesità, ma con questo voto si è resa chiara la volontà di estendere a tutti i casi di obesità cronica l’assistenza sanitaria. Si prevede, quindi, a maggior ragione dopo aver potuto constatare con la pandemia di Covid come – anche in questo caso – l’obesità fosse un fattore di rischio tale da generare una maggiore possibilità di forme respiratorie severe, un periodo all’insegna di proposte legislative che incrementino le tutele e le agevolazioni per gli obesi e i loro familiari[3]. Tra i possibili aiuti economici potrebbe esserci il diritto alla pensione di invalidità (nei soggetti riconosciuti totalmente inabili al lavoro), all’indennità di accompagnamento o all’assegno di invalidità, ma anche alle agevolazioni sanitarie previste per gli invalidi. Senza contare che i genitori dei minori obesi potranno accedere così a diverse agevolazioni, come ad esempio sconti sull’acquisto di medicinali, ausili sanitari, visite mediche e assistenza sanitaria.

Proprio la questione dell’obesità tra i minori è di importanza capitale, perché come invocavano a gran voce nella rivista Pediatria, nel numero di settembre/ottobre 2017: «Trattare l’obesità prima della comparsa di comorbilità può impedire l’escalation di problemi clinici e psicosociali. […] Il riconoscimento dell’obesità infantile come malattia cronica potrà favorire lo sviluppo di nuovi interventi e politiche sanitarie per prevenirla e trattarla sia a livello sociale che individuale ed incoraggiare famiglie e medici ad affrontarla con impegno»[4]. Ecco spiegato perché questo passo è così importante anche nell’ottica della salvaguardia dei minori e delle loro famiglie.

Purtroppo, però, nonostante i passi in avanti fatti con l’approvazione della mozione parlamentare non ci si deve arrestare nel percorrere questa strada. Le statistiche, infatti, ci dicono che il problema è costituito anche dagli stessi obesi, i quali per ben il 40% non ritengono di soffrire di una malattia cronica. Senza contare che vari studi sia internazionali come l’ACTION Study (Awareness, Care, and Treatment In Obesity MaNagement, ossia una ricerca sul fenomeno a 360°), sia nazionali come quello condotto da IDBO (Italian Barometer Obesity Report) nel 2019, ci rivelano che negli ultimi anni il problema si fa sempre più cogente. Proprio quest’ultimo studio rivela che in Italia «sono in eccesso di peso oltre 24 milioni e 700mila persone: il 46% degli adulti (18 anni e più, 1 adulto su 2) e il 24,2% tra bambini e adolescenti (6-17 anni, 1 giovane su 4)»[5] e che, secondo le parole del vice presidente di IBDO Paolo Sbraccia: «L’obesità deve essere considerata come una malattia cronica, a patogenesi multifattoriale, che necessita di cure e attenzioni adeguate. La gestione terapeutica è complessa e richiede un approccio multidimensionale. Le principali linee guida dell’obesità indicano che il primo passo della terapia è rappresentato dalla modificazione degli stili di vita attraverso l’intervento nutrizionale, l’incremento dell’attività fisica strutturata e le modifiche comportamentali. Tuttavia, quando questa prima strategia risulta insufficiente o del tutto inefficace è possibile ricorrere alla terapia farmacologica e in alcuni casi alla chirurgia bariatrica. […] I dati italiani rivelano la necessità di implementare le conoscenze sull’obesità di medici, governi, persone con obesità e opinione pubblica in generale. In secondo luogo, bisogna sfidare la percezione errata che l’obesità sia sotto il controllo dell’individuo e i medici devono promuovere conversazioni utili sulla perdita di peso. Infine, è necessario migliorare la formazione degli operatori sanitari per quanto riguarda la gestione clinica dell’obesità sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare»[6].

È importante ribadire, in conclusione, che il miglioramento della vita delle persone con obesità passa necessariamente anche attraverso la promozione della cultura della prevenzione, della difesa dei pazienti, del loro supporto, del miglioramento dell’accesso alle cure e della gestione clinica della malattia. Averla dichiarata malattia cronica costituisce senz’altro il primo, imprescindibile, passo per far sì che non sia più una malattia trascurata, come è stato fino a poco fa, e che le venga data la giusta rilevanza affinché si possa diminuire in concreto la portata del fenomeno.

Dr. Alfio Garrotto