160 Alfio Garrotto Articoli
24 marzo, 2020

Diabete e coronavirus: serve la telemedicina.

Favorire la telemedicina per malati di diabete. È questa la richiesta lanciata dalle Società scientifiche AMD (Associazione Medici Diabetologi), SID (Società Italiana di Diabetologia) e SIE (Società Italiana di Endocrinologia) in una lettera[1] inviata agli assessori alla sanità di tutto il territorio nazionale in cui si chiede che vengano autorizzati con urgenza tutti i servizi di diabetologia delle varie regioni e la teleassistenza per i pazienti. Anche nelle settimane di emergenza del coronavirus sono stati tanti i pazienti diabetici, accompagnati anche da amici o familiari, che si sono presentati presso i centri a loro dedicati per effettuare magari una semplice visita di controllo prenotata molto tempo prima, senza immaginare quello che sarebbe accaduto. Gli ambulatori allora si sono inevitabilmente trasformati in quei centri di aggregazione assolutamente da evitare per limitare i contagi da Covid-19. Soprattutto per un tipo di paziente piuttosto fragile come quello con diabete che invece dovrebbe essere maggiormente protetto e che rischia di subire gli effetti più gravi del nuovo virus. Così è scattato l'allarme rosso da parte delle Società scientifiche di riferimento della diabetologia che hanno rilevato un grande affollamento di alcuni servizi dedicati al diabete, con una collegata grande preoccupazione dei pazienti che vi si recano e del personale medico e infermieristico. Non sarebbero mancati fenomeni anche di disordine e nervosismo che certamente non aiutano ad una corretta gestione della patologia diabetica e neanche servono a contenere il coronavirus. Le società di diabetologia non si sono limitate a chiedere interventi mirati ma hanno anche lanciato tutta una serie di proposte costruttive a tutti i colleghi e sicuramente da mettere in pratica. L'obiettivo è quello di mettere in atto un flusso di lavoro, valido almeno per la diabetologia, per realizzare le prestazioni in telemedicina:

 

- Il paziente dovrebbe essere contattato telefonicamente e informato delle nuove modalità di servizio, e gli viene contestualmente fornita la mail aziendale del Servizio di diabetologia;

- Il paziente o il caregiver dovrà essere invitato a inviare via mail copia scansionata/fotografata degli esami clinici e di eventuale ulteriore documentazione clinica (diario glicemie compreso, qualora non sia possibile la condivisione in Cloud o attraverso App dedicate). Il personale del Servizio di diabetologia trascriverà esami ed esiti ricevuti via mail in cartella. Il medico ricontatterà il paziente o il suo caregiver, concordando eventuali modifiche della terapia o richiedendo accertamenti;

- Il personale del Servizio di diabetologia invierà al paziente o al caregiver, da mail aziendale, la relazione clinica di fine visita e l’eventuale richiesta di accertamenti, qualora non sia possibile la

condivisione tramite Fascicolo Sanitario Elettronico”.

Secondo le società scientifiche AMD, SIE e SID  alcune aziende, che operano nel campo della diabetologia in sinergia con partner tecnologici specializzati in appositi sofwtare hanno messo a disposizione gratuitamente, per tutta la durata dell’emergenza coronavirus, una piattaforma per facilitare la comunicazione a distanza fra il Centro diabetologico e il paziente.

 

Sempre in tema di diabete sulla rivista Nature[2] è stata pubblicata un'interessante notizia: secondo una ricerca condotta dall'università canadese di Laval che ha coinvolto quaranta soggetti obesi operati con chirurgia bariatrica, venti dei quali erano diabetici, alcuni batteri intestinali favorirebbero l'insorgenza del diabete di tipo 2. Sono stati studiati campioni di tessuto adiposo, fegato e sangue dei pazienti ed è stato rilevato come gli obesi affetti da diabete mostravano una maggiore quantità nel sangue di alcuni specifici batteri, non presenti negli obesi senza diabete. Gli studiosi considerano questi batteri “sfuggiti”, cioè transitati attraverso la parete intestinale che in molti obesi è troppo permeabile. «La nostra ipotesi - spiegano gli autori della ricerca - è che batteri viventi e frammenti batterici attraversino la parete dell'intestino e inducano processi infiammatori che finiscono per disturbare il corretto funzionamento dell'ormone insulina, che regola lo zucchero nel sangue. Uno dei prossimi obiettivi sarà quello di vedere se certi batteri patologici presenti nei tessuti dei diabetici possano provocare la malattia anche in animali e vedere se, al contrario, batteri buoni in questi tessuti possano essere usati per prevenire la malattia. Se così fosse si potrebbe sviluppare una nuova linea di probiotici per terapie contro il diabete». Come in tutte le ricerche di questo tipo non possono bastare questi risultati per arrivare a conclusioni certe  e poter delineare risposte terapeutiche di un certo tipo. Serviranno ulteriori studi per scovare i precisi meccanismi di correlazione biologica, identificando anche i ceppi più coinvolti nel controllo glicemico, allo scopo di ottenere dati utili nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento della malattia.

Dr. Alfio Garrotto