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2 marzo, 2020

24 milioni di malati cronici in Italia: troppi ostacoli per i farmaci innovativi

Sono quasi 24 milioni, circa il 40% della popolazione, gli italiani colpiti da almeno una malattia cronica. Soprattutto diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione, artrite, osteoporosi. Problemi invalidanti per i pazienti ed anche molto costosi per le casse del sistema sanitario visto che queste malattie assorbono circa l'80% della spesa sanitaria complessiva, con un esborso pubblico ogni anno di circa 66,7 miliardi. Su questa tematica la cosiddetta medicina del territorio riveste un'importanza fondamentale, per cercare di arginare questo eccessivo dispendio sanitario. La  Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) ha messo così in campo la prima Scuola di Medicina Pratica (SIMGLab) di proprietà di una società scientifica, con tanto di laboratorio permanente di medicina di simulazione, a disposizione dei soci e di tutta la medicina generale, con percorsi basati sull’apprendimento attivo.

La scuola è stata per la prima volta integrata nel Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che si è svolto a Firenze a fine novembre alla presenza di oltre 3000 addetti ai lavori clinici. «SIMGLab – ha spiegato il dott. Claudio Cricelli, presidente di SIMG - prevede l’uso di strumenti di simulazione per l’apprendimento di numerose procedure pratiche che spaziano dalla diagnostica ecografica ed ecocardiografica, alle infiltrazioni articolari, all’esame del fondo dell’occhio e dell’orecchio, alla palpazione della mammella fino all’esame dermoscopico per individuare le più comuni lesioni cutanee. La scuola non verte solamente sull’uso di simulatori fisici per l’acquisizione di conoscenze pratiche, ma anche sulla simulazione di casi clinici, sull’esecuzione e refertazione di ECG, spirometrie, esami obiettivi, in piena sintonia con i bisogni formativi dei medici di oggi e domani. SIMGLab consolida il sapere e modella il saper fare, condizioni necessarie per essere medico. Il sistema sanitario deve rivedere la presa in carico dei pazienti, integrando nel territorio la diagnostica di primo livello. Così è possibile ampliare l’offerta assistenziale, con grandi risparmi economici per il sistema e per i pazienti, che non dovranno farsi carico di lunghi spostamenti per esami che possono essere eseguiti dal medico di famiglia. Inoltre, saranno ridotte le liste di attesa per questi esami. Basta pensare che buona parte delle patologie cardiache e vascolari di medio livello è diagnosticabile grazie a strumenti presenti nella Scuola di Medicina Pratica. Si tratta di uno straordinario arricchimento del servizio sanitario nazionale». Purtroppo però ci sono ancora molti ostacoli che impediscono ai medici famiglia di poter prescrivere farmaci innovativi.

E l'Italia, come spesso capita, rappresenta un caso in controtendenza rispetto a quanto accade negli altri paesi europei dove non sussistono tutti questi paletti. «Il nostro Paese – continua il dott. Cricelli -  è l’unico in Europa a limitare, attraverso i Piani Terapeutici (PT), il potere prescrittivo dei medici di medicina generale di alcuni farmaci innovativi, regolarmente autorizzati all’uso clinico e destinati alla terapia delle più diffuse patologie croniche a livello territoriale, come il diabete, la fibrillazione atriale (nuovi anticoagulanti orali) e la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Solo se i medici di famiglia assumeranno la piena responsabilità prescrittiva dei farmaci innovativi fin dalle prime fasi di monitoraggio, potranno padroneggiarne l’uso, l’efficacia, la sicurezza e la convenienza. La Medicina Generale è in grado di applicare le raccomandazioni di buona pratica clinica dell’Agenzia Regolatoria e le Linee Guida nazionali e internazionali, anche perché spesso ha fornito un contributo importante alla stesura di quei documenti. I Piani Terapeutici stanno di fatto producendo un vuoto culturale pericolosissimo nelle cure primarie: per colmarlo, occorreranno anni e ingenti investimenti».

Durante il Congresso è stato posto l'accento in particolare sulle conseguenze, piuttosto preoccupanti, causate dai Piani Terapeutici per i farmaci innovativi destinati alla cura del diabete. Questi piani amplificherebbero il conosciuto fenomeno dell'inerzia terapeutica nonostante questi farmaci innovativi abbiano registrato ottime performance sul rischio cardiovascolare: il ritardato accesso alle cure potrebbe dunque tramutarsi in un maggior numero di eventi cardiovascolari acuti e quindi più ricoveri ospedalieri ed anche un maggior rischio di decessi. Con il conseguente aumento delle liste d'attesa per l'accesso ai Centri Diabetologici, purtroppo già presi d'assalto a causa dell'alta incidenza e prevalenza del diabete mellito di tipo 2. Sottraendo così tempo prezioso per le più appropriate funzioni specialistiche di 2° e 3° livello. «La logica dei sylos economici – ha aggiunto il dott. Cricelli -  per cui ogni comparto del Servizio Sanitario Nazionale agisce come se gli altri non esistessero, conduce al paradosso che un ipotetico risparmio, ottenuto nella spesa farmaceutica con le limitazioni prescrittive dei Piani Terapeutici, viene annullato dai maggiori costi derivanti dalla perdita di efficacia ed efficienza in altri settori non comunicanti con il precedente. Il principio dell’appropriatezza prescrittiva non può trasformarsi in un’arma a doppio taglio tale da danneggiare ruolo, compiti e funzioni dei medici di famiglia nella presa in carico di importanti patologie croniche territoriali. È necessaria l’evoluzione verso un modello organizzativo innovativo e dinamico, che promuova fortemente la qualità e l’appropriatezza della cura al servizio del paziente, a vantaggio della sostenibilità del sistema».

Dr. Alfio Garrotto