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16 gennaio, 2020

Colesterolo alto, 46 mila morti in Italia

46 mila morti in Italia dovute al mancato controllo dei valori del colesterolo. Questo uno dei dati più allarmanti emerso in occasione dell'80mo Congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia (Sic) che si è svolto a Roma. Più in generale quasi una persona su cinque nel 2017 è morta in Italia per malattie cardiovascolari. Allo stesso tempo tra gli italiani sembra stia tornando l'attenzione per il monitoraggio del valore del colesterolo nel sangue.  «Non esiste un limite inferiore di colesterolo Ldl noto per essere pericoloso – ha affermato Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto della Società Italiana di Cardiologia (Sic)[1] - le linee guida mirano a garantire che i farmaci disponibili (statine, ezetimibe, inibitori del Pcsk9) siano utilizzati nel modo più efficace possibile per abbassare i livelli nei soggetti più a rischio. Si raccomanda che tali pazienti raggiungano sia un livello target di colesterolo Ldl (che nei pazienti ad alto rischio deve essere inferiore a 55 mg/dL) che una riduzione relativa minima del 50% dei valori basali. Oggi inoltre nuovi farmaci, ancor non entrati nella pratica clinica, come l'acido bempedoico, saranno disponibili nel prossimo futuro».

Stanno arrivando alcune novità dal settore farmacologico proprio per il trattamento della ipercolesterolemia, con l'ingresso di nuovi farmaci sul mercato nel giro di un anno. Tra questi quelli a base di acido bempedoico che va ad in interviene sulla biosintesi del colesterolo. Non andrà a sostituire le statine ma potrà essere una soluzione di trattamento per quei pazienti che non possono assumerle.«I farmaci con cui si inizia il trattamento dell'ipercolesterolemia sono le statine – ha aggiunto Francesco Barillà, professore di Cardiologia all'Università Sapienza di Roma - sono molto ben tollerate e i benefici delle statine superano di gran lunga i loro pericoli. Se le statine e l'ezetimibe non sono sufficienti a ridurre i livelli di colesterolo, possono essere usati gli inibitori di Pcsk9, molto potenti, che sono somministrati una o due volte al mese. Tali farmaci riducono i livelli di colesterolo anche nei casi in cui per varie ragioni non si riesce a raggiungere il target ottimale di Ldl. Quindi oggi non esiste un paziente in cui non si riesce a ridurre i livelli di colesterolo»

Durante il Congresso della Società Italiana di Cardiologia sono state presentate le nuove evidenze scientifiche che hanno confermato come l'evento chiave di inizio dell'aterosclerosi sia proprio l'accumulo nelle arterie dell'Ldl, il cosiddetto colesterolo “cattivo”. Alcune ricerche hanno dimostrato che abbassare ulteriormente il colesterolo Ldl oltre i livelli che fino a pochi anni fa si ritenevano adeguati, porterebbe alla riduzione del rischio cardiovascolare. I pazienti più a rischio sono quelli che già sono alle prese con una malattia aterosclerotica cardiovascolare, quelli che sono stati colti da un infarto cardiaco, i portatori di stent oppure chi è stato già sottoposto a intervento chirurgico di by-pass. Sono inoltre ad alto rischio i pazienti con diabete che hanno già avuto complicanze in altri organi, quelli affetti da ipercolesterolemia familiare o una grave malattia renale cronica.

«Il primo messaggio è quello di abbassare il colesterolo il più presto possibile, specialmente nei pazienti a rischio alto o molto alto – ha spiegato Ciro Indolfi, presidente uscente della Società Italiana di Cardiologia - oggi abbiamo prove schiaccianti che ci derivano da studi fisiopatologici, epidemiologici, genetici e da studi di popolazione che l'aumento del colesterolo Ldl è una potente causa di infarto e ictus. La riduzione del colesterolo Ldl riduce il rischio indipendentemente dai livelli di base. Ciò significa che, nelle persone ad alto rischio di infarto o ictus, ridurre questo valore è efficace anche se hanno livelli di partenza inferiori alla media. Questa è la grande novità rispetto al passato». La sensibilità a questo tema sta crescendo anche se ancora molto rimane da fare. «Purtroppo - ha ammonito Francesco Romeo, presidente della Fondazione italiana cuore e circolazione Onlus e direttore della Uoc Cardiologia del Policlinico Tor Vergata di Roma[2] - sono oltre 15 anni che diciamo che il colesterolo si deve abbassare il più possibile ma il messaggio stenta a diffondersi capillarmente». Nel corso del congresso è arrivata anche un'altra importante notizia. Un farmaco anti-diabete ha infatti la capacità di aumentare la sopravvivenza di chi soffre di malattie cardiovascolari, tanto da ridurne di un quarto la mortalità. Questo ritrovato ha effetto su tutti, sia su chi è affetto da diabete sia su chi non ne è colpito. Si tratta degli inibitori di cotransporter 2 (Sglt-2) di sodio-glucosio: la ricerca ha dimostrato come siano in grado di ridurre la mortalità e i ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco. «I risultati degli studi con gli inibitori di Sglt-2 sono andati oltre ogni nostra aspettativa – ha aggiunto Indolfi - si sono registrati infatti benefici maggiori di quelli attesi e, ciò che più ha sorpreso, tali benefici sono stati osservati sia in pazienti affetti da diabete sia in chi non ne è colpito: cercavamo un nuovo farmaco per curare meglio il diabete, abbiamo trovato quello ma soprattutto abbiamo scoperto un nuovo trattamento per lo scompenso cardiaco»

Dr. Alfio Garrotto