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23 dicembre, 2019

Tumori, bambini e adolescenti guariscono più degli adulti

Adolescenti e bambini hanno più possibilità di guarire da un tumore. Il successo terapeutico dipende però dall'utilizzo di protocolli e centri di riferimento idonei al caso specifico. Mentre i più piccoli ed i ragazzi in otto casi su dieci riescono a superare la malattia, per gli adulti i casi di vittoria non superano il 50%. Se ne è diffusamente parlato nel convegno “Adolescenti e tumore” organizzato nell'auditorium della sede di San Paolo dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Sono circa 1600 i malati di cancro tra 0 e 14 anni, 800 nell'età che va dai 15 ai 19 anni. «Il tumore pediatrico – spiega Giuseppe Maria Milano[1], del Dipartimento Onco-Ematologia Pediatrica del Bambino Gesù - è una tipologia specifica di cancro di derivazione embrionale, completamente differente da quello dell'adulto, in cui la malattia oncologica deriva invece dall'alterazione genetica degli epiteli. Il tumore pediatrico, a prescindere che colpisca a 2 anni o a 18 anni, ha delle sue linee guida per il trattamento. Tuttavia, mentre i bambini fino a 14 anni vengono curati di default con protocolli pediatrici, per gli adolescenti la situazione è più critica e spesso vengono trattati in centri per adulti e con protocolli da adulti. Questo ha fatto sì che la probabilità di guarigione dei bambini, a parità di condizione clinica, risultasse, negli anni passati, maggiore. Nell'ultimo decennio, però, i centri pediatrici hanno iniziato ad accogliere anche ragazzi tra 15 e 19 anni. Questo ha permesso di fare nuovi studi comparativi da cui è emerso che gli adolescenti trattati con protocolli per adulti hanno una probabilità di sopravvivere del 38%, ma se trattati con protocolli pediatrici arrivano in media all'80%, e per alcuni tipo di cancro, come leucemia promielocitica oltre il 95%».

Una diagnosi di tumore può avere un effetto devastante nell'età dello sviluppo, sia dal punto di vista psicologico sia nell'impatto sulla famiglia. Si tratta di pazienti speciali, sia per l’età particolare in cui si trovano ad ammalarsi, sia perché per essi esiste un problema di accesso alle cure e di arruolamento nei protocolli clinici, in particolare se paragonato all'ottimizzazione dei percorsi di cura realizzata negli anni per i bambini. Tra le testimonianze toccanti del convegno, quella di Diana, una ragazza di 19 anni, ancora in trattamento per un sarcoma al piede, che si è diplomata l'anno scorso e sta scrivendo in un libro la sua storia. Oppure quella di  Eleonora, 21 anni, che ha avuto una leucemia mieloide acuta e oggi sogna di creare una sua linea di moda. L' Aieop[2] è l’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica. I suoi soci sono principalmente pediatri, ma anche ematologi, oncologi, chirurghi, biologi, infermieri, psicologi e tutti quegli operatori che si dedicano ai problemi dell’ematologia, dell’oncologia e dell’immunologia nel bambino e nell’adolescente. I soci si sono dati un’organizzazione per lavorare insieme ed i centri aderenti all’Associazione si sono riuniti in una Rete collaborativa nazionale che condivide proto-colli di terapia e progetti di ricerca.

L'obiettivo principale è quello di migliorare le cure e l’assistenza al bambino affetto da tumore, e promuovere la ricerca in questo ambito. «Negli ultimi anni in Italia sono stati realizzati grandi progressi – ha dichiarato Andrea Ferrari dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano, responsabile della Commissione Adolescenti di Aieop - e la percentuale di adolescenti curata nei centri pediatrici è passata dal 10% al 37%, ma c'è ancora un gap di accesso alle cure e molto margine di miglioramento». In prima linea c'è anche la Fiagop[3], Federazione delle Associazioni di Genitori dell'Oncologia Pediatrica. È stata fondata nel 1995 con l’obiettivo di creare sinergie tra le associazioni confederate e assicurare una rappresentanza istituzionale sia a livello nazionale che internazionale, presso enti pubblici e privati, allo scopo di migliorare e potenziare i servizi nell’ambito dell’oncoematologia pediatrica italiana, garantire ai bambini e agli adolescenti malati di tumore o leucemia il diritto alla salute e alla buona qualità di vita e alle loro famiglie il sostegno necessario.

La Fiagop ha contribuito alla nascita del progetto SIAMO (Società Italiana Adolescenti con Malattie Oncologiche - www.progettosiamo.it) che si propone di far uscire gli adolescenti e i giovani adulti con malattie oncologiche dalla terra di nessuno dove attualmente si trovano (non più bambini, non ancora adulti), per portarli ad essere oggetti della doverosa attenzione che si deve a quel periodo della vita, alle sue specificità, alle sue particolari esigenze. «Nel caso degli adolescenti, la malattia si associa a un momento complicato dello sviluppo personale – ha raccontato al convegno il presidente Angelo Ricci - per questo bisogna pensare a un diverso approccio, con lo scopo di occuparsi non solo della malattia ma della vita dei ragazzi stessi, facendo entrare in ospedale la loro normalità, la loro creatività, la loro forza. Il tutto in una stretta collaborazione tra centri di cura e associazioni». Nel dicembre 2017, 43 organizzazioni operanti in 20 paesi europei hanno lanciato un appello a M. Vytenis Andriukaitis, Commissario Europeo per la Salute, affinché intervenisse con urgenza a favore dei bambini e adolescenti malati di cancro. «Se non facciamo nulla adesso  i bambini continueranno a morire»[4].

Dr. Alfio Garrotto