403 Alfio Garrotto Articoli
11 dicembre, 2019

Molecole immuno-oncologiche per combattere i tumori

Una nuova speranza nella lotta ai tumori arriva dall'esito dell'utilizzo di una combinazione delle molecole immuno-terapiche e rappresenta la nuova era contro il cancro. Il 52% dei pazienti colpiti da melanoma avanzato è vivo a cinque anni di distanza, il 60% dopo 30 mesi dall'insorgenza del carcinoma alle cellule renali e il 40% a due anni di tempo dalla scoperta del cancro al polmone.  Con l’associazione delle due molecole immuno-oncologiche le risposte sembrano essere maggiori e più durature. In particolare la combinazione nivolumab e ipilimumab ha dimostrato un’efficacia rilevante in uno studio di fase 3: aumenta la sopravvivenza globale a lungo termine, le risposte sono maggiori e più durature, con un buon profilo di tollerabilità e soprattutto una buona qualità di vita.

«La scelta di combinare le due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, si sta rivelando vincente – ha affermato il prof. Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli, nel corso di un media tutorial svoltosi nella capitale - Ognuna, infatti, sblocca un ‘freno’ della risposta immunitaria: ipilimumab agisce sul recettore CTLA-4 e nivolumab su PD-1. Utilizzandole insieme, possiamo moltiplicare l’azione sul sistema immunitario perché vengono liberati due ‘freni’ contemporaneamente. I risultati degli studi presentati al recente congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) evidenziano quale è la strada da seguire. In particolare ipilimumab, stimolando tra l’altro le cellule T di memoria, contribuisce in maniera evidente ad aumentare il numero di pazienti che sopravvive nel lungo termine. In definitiva, la combinazione nivolumab e ipilimumab è la strategia immuno-oncologica più potente e con effetti duraturi nel tempo»[1]. La combinazione di terapie immuno-oncologiche si sta rivelando vincente anche nel tumore del polmone, uno dei più difficili da trattare. Basta ricordare come nel 2019, in Italia, sono state stimate 42.500 nuove diagnosi[2] (nel mondo sono 1.500.000 nel mondo). La chirurgia prima e  la chemioterapia e radioterapia poi, costituiscono un’arma efficace negli stadi iniziali. Una percentuale tra il  60 ed il 70% delle diagnosi avviene purtroppo però in fase avanzata: in questi casi, oltre alla chemioterapia, oggi vengono praticati trattamenti che permettono di controllare la malattia migliorando la sopravvivenza a lungo termine. In particolare, proprio la combinazione di molecole immuno-oncologiche, in grado di potenziare il sistema immunitario dei pazienti, sta dimostrando rilevanti risultati in pazienti che un tempo potevano contare solo sulla strada della chemioterapia.  Un altro studio, presentato all’ESMO, ha confermato l’efficacia di nivolumab e ipilimumab nei pazienti con metastasi cerebrali, in un sottogruppo a prognosi sfavorevole, in cui la sola monoterapia era apparsa insufficiente: la combinazione ha evidenziato un tasso di risposta obiettiva del 51% rispetto al 20% della monoterapia con nivolumab. Le metastasi cerebrali rappresentano la principale causa di morte delle persone con melanoma avanzato. Sarebbe opportuno che la combinazione venisse rimborsata anche in Italia, come accade in altri Paesi europei. Molto incoraggianti anche i risultati ottenuti nei casi di tumori al rene, uno di quelli in cui radioterapia e chemioterapia si sono dimostrate poco efficaci. «Sono 12.600 i nuovi casi attesi nel 2019 nel nostro Paese – ha ricordato il prof. Sergio Bracarda, Direttore Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni -  il 25% dei pazienti è under 50, dieci anni fa questa percentuale non raggiungeva il 10%. L’incremento potrebbe essere dovuto alla diffusione di alcuni fattori di rischio come il fumo, il sovrappeso e l’obesità, a cui è riconducibile un quarto dei casi. Il carcinoma a cellule renali è il tipo di neoplasia a prevalenza più alta e costituisce circa l’80% dei casi totali in cui l’immunooncologia ha rappresentato una svolta nel trattamento dei pazienti colpiti dalla malattia avanzata. E la combinazione di nivolumab e ipilimumab, nello studio CheckMate-214 di fase 3, ha evidenziato in prima linea, nei pazienti a prognosi intermedia o sfavorevole, un netto miglioramento dei benefici clinici rispetto allo standard di cura (sunitinib), con una riduzione del rischio di morte del 34%. La sopravvivenza globale ha raggiunto il 60% a 30 mesi (rispetto al 47% con sunitinib) e la sopravvivenza libera da trattamento, a 18 mesi dalla sospensione, era pari al 19% con la combinazione (4% sunitinib)»[3]. Davvero stupefacenti anche i risultati ottenuti con i tumori ai polmoni. La sopravvivenza globale ottenuta con la duplice terapia immuno-oncologica è praticamente raddoppiata: il 40% dei pazienti è ancora vivo a due anni di distanza dall'insorgenza del tumore rispetto al 23% di sopravvivenza ottenuto con la chemioterapia[4]. Questo approccio sembra offrire dunque risposte significative e durature in termini di sopravvivenza e di qualità di vita.  Il vantaggio fornito dalla somministrazione dei farmaci immuno-oncologici è garantito soprattutto dall'alta tollerabilità rispetto ai trattamenti chemioterapici oltreché dall'efficacia nei confronti della malattia. «Alla luce delle terapie disponibili – ha aggiunto il prof. Cesare Gridelli, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino - nella maggioranza dei pazienti con malattia avanzata (80%), non trattabili in prima linea con terapie a bersaglio molecolare, attualmente solo il 30% potrebbe essere trattato con terapie chemo-free, mentre la combinazione immunoterapica consentirebbe di estendere il trattamento chemo-free ad una maggiore popolazione di pazienti».

Dr. Alfio Garrotto


[1] https://www.medinews.it/bin/10._cs_media_tutorial_11_ott0.docx

[2] I numeri del cancro in Italia 2019, AIOM – AIRTUM – Fondazione AIOM-PASSI-PASSI d’Argento-SIAPEC-IAP

[3] Tannir NM, Arén Frontera, Hammers HJ, et al. Thirty-month follow-up of the phase III CheckMate 214 trial of first-line nivolumab + ipilimumab (N+I) or sunitinib (S) in patients (pts) with advanced renal cell carcinoma (aRCC). J Clin Oncol. 2019;37 (suppl; abstr 547)

[4]  Abstract LBA7128 ‘Nivolumab (nivo) + low-dose ipilimumab (ipi) vs platinum-doublet chemotherapy (chemo) as first-line (1L) treatment (tx) for advanced non-small cell lung cancer (NSCLC): CheckMate-227 part 1 final analysis’. Annals of Oncology, Volume 30, Supplement 5, October 2019