235 Alfio Garrotto Articoli
3 dicembre, 2019

Obesità e cancro, un legame sempre più stretto

Arriva in occasione della giornata mondiale dell'obesità lo studio del Cancer Council of Vittoria secondo il quale gli adulti che aumentano gradualmente di peso hanno un rischio fino al 50% più alto di contrarre un cancro, rispetto a chi ha mantenuto un peso stabile durante l'età adulta. Sono stati seguiti 30.500 adulti anche per periodi molto lunghi fino ai 30 anni, in modo da poter esaminare l'indice di massa corporea durante l'età adulto e l'incidenza di tumori legali all'obesità. Secondo la ricerca chi ha raggiunto in modo graduale la soglia del sovrappeso con il passare dell'età ha un rischio maggiore del 30% di ammalarsi di tredici tipi di cancro. Il rischio sale al 50% per chi diventa obeso. Per essere definiti in sovrappeso l'indice di massa corporea deve superare il limite di 25 mentre di parla di obesità oltre la soglia di 30. I tumori tipici legati all'aumento di peso sono quelli che colpiscono la cistifelia, il fegato, la tiroide, il seno, l'esofago, le ovaie, il pancreas, il cardias gastrico. Altri possibili tumori sono quelli al mieloma multiplo o endometriale. Questo studio ha confermato precedenti evidenza che avevano scovato una correlazione tra cancro ed entità del peso corporeo.   Una delle forme più pericolose di grasso è quello viscerale che si forma attorno agli organi del corpo. E non è solo la perdita di peso che lo può ridurre, ma fondamentale diventa anche l'attività fisica: i ricercatori hanno espresso anche per l'alto impatto delle bevande zuccherate sull'aumento di peso. «Dopo il fumo e l'esposizione al sole, i più importanti fattori di rischio di cancro sono la dieta, l'attività fisica e le dimensioni corporee – ha spiegato Roger Milne[1], direttore di epidemiologia del Cancer Council - questi dati sono un forte richiamo all'importanza di mantenere un peso sano attraverso l'età adulta. Oltre a muoversi di più e a mantenere una dieta sana, incoraggiamo tutti a eliminare le bevande zuccherate. È anche importante conoscere le proprie misure dell'indice di massa corporea e sapere come mantenerlo a un livello stabile».

Anche nel nostro paese i numeri dell'obesità sono particolarmente allarmante. Nei mesi scorsi se ne è parlato diffusamente nel corso del 1° Forum nazionale Obesità di Matera nel corso del quale le società scientifiche dell’Italian Obesity Network hanno lanciato l’appello alla politica e al sistema sanitario nazionale affinché l’obesità venga identificata e trattata come patologia. I tavoli di lavoro del Forum hanno fatto emergere quanto sia necessario rafforzare, il lavoro tra politica e sanità per tutelare il bene comune, migliorare anche dal punto di vista urbanistico la qualità della vita, rendere omogenei e appropriati gli interventi sanitari su tutto il territorio nazionale e abbattere le barriere del pregiudizio sociale e culturale nei confronti delle persone obese. «I numeri dell’obesità nel nostro Paese hanno raggiunto livelli preoccupanti, parliamo di circa 5,4 milioni di italiani adulti obesi e oltre 23 milioni in eccesso di peso – ha dichiarato Giuseppe Fatati, presidente IO-Net[2] - Eppure l’Italia non ha ancora un piano strategico per affrontarla, la maggior parte degli interventi politici adottati fin’ora si sono sempre focalizzati sulla dieta, sull’esercizio e sulla prevenzione. I farmaci anti-obesità non vengono rimborsati dal sistema sanitario nazionale e il ricorso alla chirurgia bariatrica è disponibile per gli adulti con BMI superiore a 40, oppure superiore a 35, ma affetti da una o più patologie legate al sovrappeso, quando gli sforzi precedenti di perdita di peso non sono riusciti. Per affrontare la malattia è necessario investire sulla formazione, sull’ampliamento e sul coordinamento delle organizzazioni sanitarie del Paese affinché vengano offerti ai pazienti cure e trattamenti appropriati e omogenei su tutto il territorio.  Non tutte le strutture sanitarie sono ancora dotate di centri di dietetica. e nutrizione clinica, mentre tra quelle esistenti sono rari i casi di reale interdisciplinarità degli ambiti medici. Solo riconoscendo l’obesità come malattia possiamo rendere omogenea l’assistenza sanitaria e abbattere le barriere dei sensi di colpa, dei pregiudizi socio-culturali che fino ad oggi hanno guardato al problema solo dal punto di vista estetico e non clinico». Nei giorni scorsi la Fondazione ADI, Associazione Italiana di Dietetica e nutrizione clinica e l’Italian Obesity Network, IO-NET hanno sottoscritto alla Camera dei Deputati la “Carta dei diritti e dei doveri della persona con obesità”, insieme ad altri 13 firmatari tra società scientifiche, associazioni di pazienti e cittadini, fondazioni e CSR attive nella lotta all’obesità in Italia: Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”- ANCI; Amici Obesi; CittadinanzAttiva; CSR Obesità; SIEDP; SIMG; SICOB; SIE; IBDO Foundation; FO.RI.SIE e OPEN Italia; ADI; SIO; IWA. È stato lanciato un vero e proprio appello di sensibilizzazione sul tema. Ecco il testo: «L’obesità è una malattia potenzialmente mortale, riduce l’aspettativa di vita di 10 anni, ha gravi implicazioni cliniche ed economiche, è causa di disagio sociale spesso tra bambini e gli adolescenti e favorisce episodi di bullismo. Eppure, l’Italia e l’Europa, sino ad oggi, hanno guardato altrove! Per questo si richiede un impegno sinergico da parte delle Istituzioni, delle Società Scientifiche, delle Associazioni di Pazienti e dei Media che tuteli la persona con obesità e ne riconosca i diritti di paziente affetto da patologia»[3].