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15 ottobre, 2019

67 milioni di diabetici in Europa entro il 2045: le raccomandazioni del Libro Verde dell'Egide

Entro il 2045 saranno quasi 67 milioni i malati di diabete in Europa. Un numero impressionante emerso a Roma nella conferenza stampa di presentazione del Libro Verde dell'Egide, il gruppo di esperti europei sulla gestione integrata del diabete. Nel 2017 il numero di diabetici in Europa era di 58 milioni: dunque si calcola un aumento nei prossimi 25 anni di ben nove milioni di nuovi pazienti alle prese con questa patologia, con un aumento di 6 miliardi della spesa sanitaria annua. Statistiche che potrebbero anche essere arrotondate per difetto visto che un paziente su due ancora non ha avuto la diagnosi della patologia e solo la metà è considerata sotto controllo. Il Libro Verde si rivolge non solo a medici e diabetici ma anche al mondo della politica per trovare soluzioni che frenino la crescita nella diffusione della malattia. L'Egide chiede un intervento unitario a livello comunitario ed anche un lavoro di rete per coinvolgere i vari operatori sanitari nel percorso di diagnosi e terapia, il paziente e la sua famiglia.

«Il modo migliore per affrontare il diabete, paradigma della malattia cronica, è la gestione integrata – ha spiegato in conferenza stampa Stefano Genovese[1], responsabile dell'Unita' di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Centro Cardiologico Monzino IRCCS. - Per un problema come questo, in modo molto concreto, è stato necessario mettere insieme diverse realtà dagli ex ministri della Salute ai medici, fino ai pazienti. Ecco perché nasce Egide. Riteniamo come sia importante che l'Europa realizzi una direttiva strategica per tutto il continente. Una gestione integrata è utile per migliorare la qualità di vita dei pazienti e per il risparmio della spesa pubblica. Se l'applicassimo, infatti, avremmo meno ricoveri inappropriati e per complicanze. Grazie a una strategia di squadra, con tutti i soggetti coinvolti, possiamo far diventare il diabete una malattia meno dannosa. In Italia non viene rispettato uno dei principi cardine del Sistema Sanitario Nazionale che è l'equità di accesso alle cure, infatti i farmaci innovativi possono essere prescritti solo dagli specialisti diabetologi, mentre in altri Paesi europei come la Spagna sono a disposizione anche del medico di medicina generale». Sono cinque le raccomandazioni contenute nel libro verde:

  • la promozione dell'interessamento dei pazienti nella gestione della propria salute
  • l'identificazione, la mobilitazione ed il coinvolgimento degli attori principali del cambiamento della gestione integrata
  • lo sviluppo di modelli di finanziamento sui risultati della gestione integrata
  • la creazione di un percorso di gestione del diabete che metta il paziente al centro del processo fin dalla diagnosi
  • il sostegno ad una migliore gestione del diabete attraverso la gestione integrata

 

«È indispensabile affrontare questo problema facendo ricorso a nuovi strumenti di gestione dei pazienti – ha aggiunto Rossana Boldi, vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera - sfruttando anche le nuove tecnologie, la telemedicina, nuovi approcci alla diagnosi ed alle nuove terapie, con il coinvolgimento del paziente, sempre al centro, e di chi gli sta accanto oltre a quello, non sempre cosi' scontato e organizzato, dei sistemi sanitari»

Il gruppo di Egide ha due copresidenti, John Bowis, ex ministro della Sanità del Regno Unito, ed ex membro del parlamento inglese ed eurodeputato e Mary Harney, ex ministro irlandese della Sanità e vicepremier. Tra gli altri componenti, l'ex ministro basco della Sanità Rafael Bengoa. L'Italia e' rappresentata da Stefano Genovese.

«Il Green paper – ha spiegato Bengoa - dice che dobbiamo muoverci velocemente verso una gestione integrata del diabete. Non possiamo fare assistenza primaria, secondaria e terziaria in un sistema frammentato come quello europeo. La malattia acuta non ha bisogno di assistenza integrata, ma la malattia cronica si».

Tra le malattie croniche il diabete è una di quelle con l'impatto più alto sui sistemi sanitari nazionali, coinvolgendo il 5,3% della popolazione, circa una persona su sei tra gli over 65, con una preoccupante tendenza in aumento. Soprattutto i rappresentanti delle professioni infermieristiche hanno sottolineato l'importanza di una gestione integrata tra i vari professionisti, cercando di mettere al centro il paziente facendolo sentire l'attore principale per leggere il suo tipo di bisogno assistenziale effettivo. Ed anche l'innovazione tecnologica può essere un ottimo aiuto. «L'innovazione digitale può rendere più forte l'integrazione dei percorsi di cura e le relazioni tra i diversi attori - sottolinea Cristina Masella, responsabile scientifico dell'Osservatorio innovazione digitale in sanita' del Politecnico di Milano.- L'Ict è oggi alla base di molti percorsi di cura dei diabetici: sono stati attuati percorsi di telemedicina in Italia e all'estero e sviluppate app a supporto del paziente per la gestione del suo percorso di cura».

Dr. Alfio Garrotto