317 Alfio Garrotto Articoli
10 ottobre, 2019

Sempre più giovani si ammalano di diabete

Il congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) è sempre un momento imprescindibile per analizzare e approfondire questa patologia sempre più diffusa, anche tra i giovani purtroppo. Sono in aumento infatti i ragazzi che si ammalano di diabete di tipo 2 ed in questa fascia d'età si presenta anche in forma ancora più aggressiva e con un peggiore profilo metabolico: si verifica infatti una grave resistenza all'insulina, ed un rapido deterioramento della funzionalità delle cellule beta pancreatiche che è da tre a quattro volte più veloce rispetto a quanto osservato nell’adulto. Anche i tassi di fallimento terapeutico sono significativamente più alti nei giovani che negli adulti. Proprio durante il congresso è stato presentato uno studio dell'Università di Melbourne realizzato con un sistema di dati medici elettronici sulle cure primarie in Gran Bretagna. Sono state identificate 370.854 persone con diabete dal gennaio 2000: proprio da inizio secolo la proporzione di giovani con una diagnosi di tipo 2 è nettamente cresciuta. «La proporzione  - ha spiegato il ricercatore Sanjoy Ketan Paul dell'Universita' di Melbourne[1] - e' aumentata dal 2000 al 2017 ed i giovani diabetici hanno un maggiore carico di fattori di rischio cardiovascolari. Inoltre, il diabete 2 nei giovani si presenta con piu' aggressività. Per questo, sono necessarie strategie mirate per questa fascia di popolazione».  L’età media dei soggetti con nuova diagnosi di diabete da inizio secolo è 53 anni ma l’11%  appartiene alla fascia 18-40 anni e il 16% a quella 41-50. La percentuale dei giovani (fascia d’età 18-40) con diabete di tipo 2, nei 17 anni di osservazione dello studio è passata dal 9,5 al 12,5%. In  Gran Bretagna un nuovo caso su otto di diabete di tipo 2 è in una persona tra 18 e 40 anni, contro un nuovo caso su dieci nel 2000. Gli autori dello studio hanno estratto i dati relativi a misure antropometriche, cliniche e di laboratorio e alle comorbilità al momento della diagnosi di diabete di tipo 2. Sono andati poi a valutare nell’arco di un follow-up di sette anni, la comparsa di eventi cardiovascolari (CVD) e di mortalità per tutte le cause. I diabetici di  tipo 2 più giovani presentavano un indice di massa corporea (BMI) significativamente più elevato degli altri (in media 35 Kg/m2) e il 71% di loro era in condizione di obesità, presentando delle glicemie più elevate (l’emoglobina glicata media era dell' 8,6%) e più elevati livelli di LDL (il 71% ≥ 100 mg/dL) rispetto ai diabetici più anziani. Nel gruppo dei giovani inoltre uno su tre è risultato iperteso, il 2% presentava  CVD e il 4% malattia renale cronica. Ben uno su 4 è risultato d aumentato rischio cardiovascolare.

Negli Usa si registra dal 2010 ad oggi un aumento annuale del 2,3%  negli under 30, con l'inquietante previsione di vedere quadruplicati i casi entro il 2050. «Mancano dati italiani ufficiali – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia[2] - ma estrapolando il dato americano al nostro Paese, è possibile stimare che negli ultimi 10 anni la popolazione dei giovani con diabete di tipo 2 (una forma tipica dei loro padri o addirittura dei loro nonni) è raddoppiata, arrivando a interessare circa 150.000 soggetti. I dati scientifici finora prodotti dimostrano che in questa fascia di età il diabete è più aggressivo. L'insorgenza di questa condizione in giovane età si associa inoltre ad un aumentato rischio di complicanze croniche, sia macro che micro-vascolari, legate ad un periodo maggiore di esposizione agli elevati livelli di glicemia».  Obesità, storia familiare e stile di vita sedentario rappresentano le principali cause responsabili dell'insorgere della malattia. L'avvento così precoce del diabete in un ragazzo è accompagnato anche dalla presenza di un fenotipo patologico più aggressivo che si trascina dietro altre complicanze con effetti particolarmente negativi sulla qualità della vita ed effetti sfavorevoli sulle previsioni a lungo termine. Sul diabete giovanile inoltre sono ancora troppo pochi gli studi così come le possibili risposte terapeutiche. Certo, rimane fondamentale il cambiamento radicale dello stile di vita insieme alla somministrazione di metformina. Il problema serio però è che la maggior parte dei giovani colpiti da diabete di tipo 2 vedono la malattia progredire molto velocemente con il rischio di un fallimento della prima terapia con l'approdo dunque all'insulina.  Si tratta di giovani che dunque presenteranno complicanze anche gravi e che potrebbero, nei casi peggiori, portare al rischio di mortalità. Occorre dunque mettere in atto strategie di intervento più efficaci. «Le soluzioni che in genere si immaginano per il diabete di tipo 2 adulto, come per esempio la chirurgia bariatrica, non sono evidentemente proponibili per un ventenne – ha spiegato Agostino Consoli, professore di Endocrinologia all'Università degli Studi “Gabriele D'Annunzio” di Chieti e presidente eletto della società scientifica[3] - Questa popolazione rappresenta invece il target ideale delle nuove classi di farmaci, come gli inibitori del SGLT2 e gli analoghi del GLP-1, che oltre ad agire sulla glicemia promuovono anche un importante calo di peso. Si tratta di molecole che hanno già dimostrato un alto profilo di sicurezza nei pazienti più fragili come sono gli anziani, il che potrebbe rappresentare un buon viatico anche per l'uso tra i più giovani, visto che non sembrano alterare lo sviluppo muscolare od osseo dei ragazzi. E tuttavia, il fenomeno del diabete 2 a comparsa anticipata è relativamente recente, e questa fascia d'età risulta ancora poco esplorata, così che gli studi clinici sono ancora troppo pochi. Ma il problema non va trascurato: si tratta di pazienti giovani, destinati a diventare pazienti anziani».