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27 agosto, 2019

Cisti pancreatiche, l'Intelligenza Artificiale per evitare interventi inutili

L'intelligenza artificiale non avrà solo applicazioni di svago ma potrebbe far fare alla medicina numerosi passi in avanti. Anche nella prevenzione e nella diagnosi di alcuni tumori, come quello al pancreas.

Sembra incoraggiante, a questo proposito, lo studio internazionale coordinato dai ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center, con un fondamentale contributo italiano del Centro di Ricerca ARC-Net dell'Università di Verona, dell'IRCCS San Raffaele di Milano, dell'Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria e del Negrar. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine e la sua validità è stata verificata su 862 cisti pancreatiche rimosse in altrettanti pazienti. Lo studio si chiama CompCyst (comprehensive cyst analysis) ed è basato proprio sull'applicazione dell'intelligenza artificiale alla prevenzione di alcuni tipi di tumori al pancreas. Questo tipo di test sarebbe in grado di distinguere tra cisti benigne e maligne nel pancreas, evitando possibili ed inutili interventi di rimozione. Il campo di applicazione sarebbe piuttosto ampio visto che le cisti pancreatiche sono molto comuni e tendono a presentarsi con una certa frequenza: circa l'8% dei 70enni ne presenta infatti una. Ciò significa che ogni anno negli Stati Uniti vengono diagnosticate circa 800.000 casi di cisti pancreatica. Solo una piccola parte di esse però progredisce verso il cancro. Raramente però evolvono verso un vero e proprio tumore.

«Pensiamo che CompCyst abbia la capacità di ridurre sostanzialmente gli interventi chirurgici non necessari per le cisti pancreatiche – ha spiegato Bert Vogelstein[1], professore di oncologia a Clayton, condirettore del Ludwig Center presso il Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e ricercatore dell'Howard Hughes Medical Institute - Nei prossimi cinque anni, speriamo di utilizzare CompCyst in molti più pazienti con cisti, in modo da determinare quando è necessario un intervento chirurgico e quando non lo è».

Allo stato dell'arte è la diagnosi per immagini a far comprendere la natura benigna o maligna di un tumore, come ad esempio la tomografia.  Il limite odierno però è l'attendibilità del risultato finale: se il responso non è certo si tende per precauzione ad effettuale lo stesso la rimozione chirurgica anche se magari non ce ne sarebbe bisogno. CompCyst sembra invece essere piuttosto affidabile dopo essere testato su 862 cisti pancreatiche rimosse chirurgicamente e analizzate poi attraverso la biopsia. Il modello basato sull'intelligenza artificiale è stato infatti in grado di riconoscere le cisti benigne che invece non dovevano essere asportate. «L'intelligenza artificiale – ha spiegato in un'intervista all'ANSA Aldo Scarpa, direttore del Centro di ricerca ARC-Net dell'Università di Verona[2] - analizza le alterazioni molecolari e genetiche del tessuto o del fluido della cisti, unitamente alle informazioni cliniche ecografiche, radiologiche e anatomopatologiche che individuano una serie di parametri indicativi della natura della cisti stessa; ed è unicamente sulla base di tutti questi parametri che può stilare una indicazione diagnostica e, se necessario, terapeutica. Ma è ancora tutto in divenire, siamo all'inizio di questa era, anche se ci aspettiamo che l'intelligenza artificiale ci aiuterà moltissimo nel prossimo futuro nel decidere come comportarci con i pazienti».

Nel campione esaminato CompCyst avrebbe potuto evitare una percentuale altissima di interventi di rimozioni di cisti in realtà ingiustificati: dal 60% al 74% dei casi. L'utilizzo del test avrebbe evitato l'intervento chirurgico per oltre la metà dei pazienti sottoposti a rimozione di cisti, ritenuto in seguito non necessario perché le cisti non avrebbero causato il cancro.

«I test clinici e di imaging attualmente disponibili spesso non riescono a distinguere le cisti precancerose dalle cisti che hanno poco o nessun potenziale di diventare cancerogene, il che rende difficile determinare quali pazienti non richiederanno un follow-up, quali pazienti ne avranno invece bisogno a lungo termine e quali invece dovranno essere sottoposti all'asportazione chirurgica – ha detto Christopher Wolfgang[3], uno degli autori dello studio nonché docente di chirurgia, direttore di oncologia chirurgica presso il Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e condirettore del Johns Hopkins Precision Medicine - di conseguenza, oggi tutte le persone a cui è stata diagnosticata una ciste sono seguite a lungo termine. I chirurghi devono seguire le linee guida sui pazienti in base ai rischi e ai benefici dell'intervento chirurgico con informazioni spesso limitate. Raramente queste cisti diventano un tumore ma spesso si arriva a questa conclusione dopo aver eseguito un intervento che magari non era necessario. Il test affronta direttamente questi problemi fondamentali nella gestione delle cisti pancreatiche».

Adesso si tratterà di studiare ulteriormente l'affidabilità di CompCyst su una più ampia casistica di cisti e di valutare con studi a lungo termine se il verdetto espresso da questo test sarà poi corretto o meno.

«Il nostro studio dimostra il potenziale ruolo di CompCyst come complemento ai criteri clinici e di imaging esistenti nella valutazione delle cisti pancreatiche – ha spiegato Anne Marie Lennon[4], MBB Ch., Ph.D., professore di medicina e direttore della clinica multidisciplinare specializzata in cisti pancreatiche  Johns Hopkins clinica - Potrebbe fornire un maggior grado di fiducia nei medici quando informano i pazienti che non richiedono un follow-up e che possono essere subito dimessi. Anche se dobbiamo ancora validare in modo prospettico il test, i nostri risultati sono entusiasmanti perché documentano un modo nuovo e più obiettivo di gestire i tanti pazienti con questo tipo di problema».

Dr. Alfio Garrotto